Ricordando Scott Johnson e i Radiohead

Ricordando Scott Johnson e i Radiohead

RadioheadIl 22 Novembre 2011, TicketOne e altri distributori online aprivano le prevendite per i biglietti d’entrata ai concerti di uno dei gruppi più seguiti degli ultimi 20 anni. Quel giorno, per molte persone,  non era uno come tutti gli altri. Personalmente, però, non ero in ansia. Ero al lavoro, davanti al pc da un paio d’ore e solo dopo un po’ mi accorgo che, all’ennesimo refresh  automatico del browser sulla pagina di TicketOne, mi appare cliccabile l’iconcina “acquista” il biglietto. Non pensavo fosse già tardi e non pensavo che mi salisse l’adrenalina già ad un semplice click. Beh, mi  sbagliavo: ero emozionato, avevo appena comprato due biglietti per uno dei concerti del tour italiano dei Radiohead. Precisamente nella capitale. Ero uno delle 25.000 persone che avevano in mano una ricevuta di  avvenuto acquisto e non credevano ai loro occhi. Era Novembre, mancavano ben sette mesi alla data, troppo lontana per perdere la testa.

I Radiohead sono uno di quei gruppi che o li adori e faresti di tutto per andare a vederli ovunque, o li  odi a tal punto da non riuscire ad ascoltare neanche l’intro di un loro pezzo. Ma riusciresti comunque a riconoscerli fra la miriade di gruppi esistenti nel palinsesto internazionale. Questo perché sono una grande band e tutto ciò che fanno, oggettivamente, è pieno di naturalezza e consapevolezza di essere i portavoce di uno stile moderno di fare musica che, soggettivamente, può non piacere al grande pubblico. Sembra una banalità di quelle epiche, però chiunque, ascoltando i primi tre dischi, può capire come la loro evoluzione è stata esponenziale: ricerca ed eterogeneità amalgamata a puntino e il tutto, nonostante i riflettori puntati sopra il gruppo a partire da Ok Computer, mantenendo i piedi per terra nel gestire quel suono così particolare e fuori dagli schemi comuni e allo stesso tempo così pop.

A qualche settimana dal concerto, un episodio scioccava la band: sui giornali web di musica, e non solo, non si parlava d’altro. Era il 16 Giugno e Repubblica.it scriveva “Una persona è morta e un’altra è rimasta gravemente ferita a seguito del crollo del palco sul quale dovevano esibirsi i Radiohead a Toronto, in Canada. Il palco è crollato durante l’allestimento. Il concerto, in programma in serata al Downsview Park, è stato cancellato. Le cause del crollo non sono ancora note. Il crollo arriva a meno di due settimane dallo sbarco dei Radiohead in Italia, dove il loro tour farà tappa a Roma il prossimo 30 Giugno”.

Dispiaciuto per la scomparsa di una persona e preoccupato anche per la band che, sicuramente, ne avrebbe potuto risentire dell’accaduto, iniziavo una folle ricerca di dettagli, immagini, foto che avrebbero potuto placare quello stato di ansia e inquietudine che provavo. Non era una bufala, troppi risultati su google confermavono il contrario.  I principali notiziari web cercavano di calmare, oltre al mio, anche gli animi degli altri milioni di fan: due giorni dopo il sole24ore scriveva: “L’ultimo incidente è avvenuto il 16 Giugno a Toronto dove, a un’ora dall’apertura dei cancelli al Downsview Park, è crollato il palco dei Radiohead. Il bilancio è stato di un morto, il tecnico del suono della band britannica Scott Johnson di 33 anni, e tre feriti gravi”; sul sito dei Radiohead si leggeva “Siamo distrutti dalla perdita del nostro amico e collega Scott Johnson, era un uomo adorabile”. Da lì, un susseguirsi di giorni di silenzio per la morte del tecnico del suono.

Pochi sanno chi è, cosa fa e quanto è importante un tecnico del suono per una band che praticamente spopola intere città per riempire stadi e piazze. Pochi sanno che la perdita, prima di tutto di un uomo, e poi un elemento fondamentale per la buona riuscita di un tuor, è una vera e propria tragedia.

Nonostante questo, molti dei fan si ponevano il cinico quesito “ma le date in Italia si faranno? Cavolo almeno quella di cui ho il biglietto!!”. Anche per loro cadeva il silenzio. Il barlume di speranza lo lasciava il sito ufficiale dei Radiohead sul quale si poteva ancora leggere “30 Giugno – Roma – Capannelle” come prossima data del tour.

In più, tanto per lasciare i fan in preda al panico, per giorni interi ogni sito pubblicava notizie riguardanti la band, come se fossero Thom York & Company ad essere indecisi sul da farsi. Cosa totalmente falsa perché sono gli stessi tour manager a pressare le band per non perdere soldi o la stessa faccia. Sono persone cariche di cinismo a fare questo dannato mestiere e, in quell’occasione, anche i blogger e i giornalisti attuavano il loro stesso gioco pubblicando a caratteri cubitali parole come “indecisione” oppure “vogliono suonare”, cercando di non far preoccupare i fan. Perché se i fan (intendiamoci, non quelli sfegatati) si preoccupano rivendono i biglietti magari agli stessi bagarini i quali, facendo alzare il prezzo, rischiano di far andar male il progetto della mega serata.

Per fortuna, il 22 Giugno sul sito ufficiale dei Radiohead si leggeva: “Come probabilmente avrete saputo il tetto del palco ha ceduto prima del nostro concerto di Toronto, causando la morte di Scott Johnson, un membro del nostro staff, e il ferimento di altre tre persone. Il cedimento ha distrutto anche l’impianto luci, progettato e costruito unicamente per il nostro spettacolo e ci vorranno settimane per poterlo sostituire. Inoltre ha anche provocato danni ingenti alla nostra strumentazione, di cui fanno parte pezzi risalenti ad alcune decine di anni fa che saranno difficili da rimpiazzare…Ci sono molti aspetti pratici da risolvere e pertanto stiamo facendo tutto il possibile per cercare di riprogrammare i concerti del 30 Giugno (Roma), 1 Luglio (Firenze), 3 Luglio (Bologna), 4 Luglio (Codroipo), 6 e 7 Luglio (Berlino), 9 Luglio (St. Triphon). Il nostro obiettivo è di annunciare le nuove date per questi show mercoledì 27 Giugno”.

Placati i rumors dei media, nessuno parlava più di quanto era successo. Tra amici si discuteva a malapena dell’accaduto, molto meno di quando si era saputo del crollo del palco e della fuga di notizie irrilevanti su cui giornalisti e ufficio stampa hanno giocato per giorni interi. Si lasciava la palla al centro, in attesa di un fischio di inizio da parte dello stesso gruppo. Si attendeva un via alle “danze neuronali” solo ed esclusivamente su twitter e sul sito ufficiale dei Radiohead, l’unico posto virtuale di cui, in quel momento, ci si poteva fidare. E non era perché non ci si fidava della stampa ma forse, ognuna delle persone che vantava il biglietto custodito tra le federe del materasso, credeva che fosse meglio tacere e non fantasticare e, magari, portare sfiga. Si era tornati indietro nel tempo, tra la gente che quasi ti imponeva di non passare sotto una scala per paura di poter attirare la sfortuna. Almeno per noi era così.

Quattro amici, che ascoltano i Radiohead da almeno 15 anni, comprano il biglietto di uno dei loro tre concerti più vicini, in prevendita, dopo due minuti sono sold-out. Organizzano tutto per il viaggio: biglietti dei pullman per andata e ritorno, prenotano un ostello, pensano ad una piccola gita nella capitale. E poi tutto svanisce, e per di più muore una persona cara al gruppo sia a livello emotivo che lavorativo. La cosa migliore da fare è procedere con calma senza nessuna aspettativa, fino all’ultimo secondo: “Quando saremo sul pullman, poi, vediamo”.

Era rimasto solo questo da fare. La data era stata rinviata a Settembre e in cuor nostro volevamo esultare nuovamente. Ma non lo abbiamo fatto, rispettando gli accordi presi: attendere in silenzio, celando dietro false espressioni ogni nostra emozione.

Uno dei concerti più belli, più emozionanti e più esclusivi, nonostante la quantità di pubblico, che abbia mai visto prima d’ora.

Ricordando Scott Johnson, grazie ai Radiohead.Radiohead

https://noigiovani.it

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