Redditometro, 100 voci e l’incostituzionalità

Redditometro, 100 voci e l’incostituzionalità

Attilio Befera, Direttore dell'Agenzia delle EntrateIl debito pubblico, si sa, è un fardello pesante. Talmente da spingere illustri economisti a scervellarsi per trovare soluzioni atte a risanare i conti del popolo italiano. Il problema, però, è che i contorti ragionamenti di questi personaggi sembrano puntare, per “curare” il debito, alle tasche dei poveri (letteralmente!) italiani. E si è notato con le misure adottate dal governo Monti all’insegna dell'”austerità”, che tradotto in termini semplici vuol dire: meno servizi pubblici e più tasse.
Scelte, quelle dei professori, che hanno portato il popolo ad accumulare nervi, tensione e paura anche solo vedendo arrivare il postino. Se non altro, i tecnici hanno abituato l’italiano medio ad esser pronto a tutto. Gli hanno anche insegnato tanti termini nuovi: austerity, spread, choosy e, la new entry, redditometro.
E se le altre parole, nel bene o nel male, sono entrate nel gergo comune, ancora poco si sa sul redditometro.

Ecco come funziona. Il redditometro (o “accertamento sintetico di tipo induttivo”) è lo strumento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che quest’ultimo ha effettuato, grazie ad una serie di indici fissati a priori, e successivamente convocarlo, per chiedergli di giustificare lo scostamento tra spese effettuate e reddito dichiarato.

L’analisi dei consumi delle famiglie italiane avverrà attraverso l’analisi di circa 100 voci di spesa organizzate in sette categorie comprendenti: abitazione, assicurazioni e contributi, mezzi di trasporto, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti in mobili e immobili e altre spese significative. Tra le voci compaiono automobili, moto, aeromobili, imbarcazioni, malattia, asili nido, corsi di lingue straniere, soggiorni studio all’estero, corsi universitari, master (per la serie l’istruzione non è un bene comune, ma un lusso) e poi ancora attività sportive, circoli culturali, giochi on-line, abbonamenti pay-tv, abbonamenti eventi, viaggi organizzati, centri benessere, altri servizi per la cura della persona (attenti alle spese per i vostri hobby, perchè essendo rimasti a secco di danaro, la domanda a “monti” nasce spontanea “Come fate a pagare il massaggio se vi ho lasciato in mutande? Dimostratelo al fisco!”), ecc.
A rigor di logica vien da pensare che un cittadino che dichiara tutte le sue entrate non ha nulla da temere, e che questo strumento farà rabbrividire solo gli invasori incalliti. Ma non dimenticatevi, però, che siamo in Italia, la repubblica delle banane, e qui le decisioni non vengono prese per logica, ma per convenienza, preferibilmnete quella di pochi.

Vediamo il perchè.  L’Adusbef, l’associazione in difesa dei diritti dei consumatori, ha espresso da qualche giorno dei dubbi sulla legittimità del redditometro 2013, poichè viola gli articoli 3, 24 e 53 della Costituzione e dello Statuto dei diritti del contribuente e ha dato mandato ai propri legali di ricorrere e impugnare “in tutte le opportune sedi“, dalle Commissioni tributarie al Tar del Lazio, il decreto ministeriale sul redditometro ritenuto “affetto da rilevanti vizi di illegittimità, anche di ordine costituzionale, che invece di contribuire alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, sta ottenendo l’effetto di un ulteriore risentimento dei contribuenti onesti, spesso perseguitati, verso il Fisco e un vero e proprio Stato di polizia fiscale“.

La prima critica mossa al redditometro riguarda il fatto che pone a carico del cittadino contribuente l’onere della prova per discolparsi e giustificarsi da eventuali spese fatte eccedendo il reddito dichiarato del 20%. “In qualsiasi civiltà giuridica dovrebbe essere posto (l’onere della prova) in capo all’amministrazione pubblica, la quale dispone di strumenti invasivi e di accesso ai conti correnti bancari e postali, non c’entra nulla con la lotta all’evasione, assomigliando a uno strumento coercitivo teso a terrorizzare i contribuenti onesti piuttosto che gli evasori” sottolinea l’Adusbef.
Verificato lo scostamento oltre il 20% – tra reddito dichiarato e spese accertate – e la franchigia stabilita di 12 mila euro, scatterà la convocazione dell’Agenzia delle entrate. Siccome si parla di medie, per il fisco sei colpevole a prescindere, e a te spetta dimostrare la tua onestà.

Altro profilo di incostituzionalità che presenta il nuovo redditometro 2013, concerne il fatto che il calcolo redditometro si effettua per redditi risalenti al 2009. L’articolo 1, primo comma, del decreto ministeriale sul redditometro 2013 afferma: “Le disposizioni ivi contenute trovano applicazione per la determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2009“. Ciò comporta la retroattività del nuovo strumento di accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche, in contrasto con quanto affermato nell’articolo 3, primo comma, della legge n. 212/2000, in base al quale le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo.

Su un punto mi trovo d’accordo: la lotta all’evasione deve essere combattuta, ma per come è stato concepito questo strumento rischia di diventare un incubo soprattutto per chi è in regola. Al Fisco non interessa affatto stabilire se sei in regola o no, interessa solo trovare il modo di farti pagare.

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