Quirinale 2013: il Lato B dei tre principali candidati

Quirinale 2013: il Lato B dei tre principali candidati

Un paese in crisi che ha tanta voglia di riscatto guarda con speranza l’elezione del suo nuovo Presidente della Repubblica anche se la tanto aspettata investitura potrebbe trasformarsi in una tragedia.

Quirinale 2013

Dalle ultime notizie pervenute si apprende che “l’Onorevole” Bersani propone “all’Onorevole” Berlusconi i nomi di Amato, D’ Alema e Marini per la Presidenza della Repubblica. Andiamo a vedere un po’ chi sono queste persone e se davvero possono rappresentare l’ ITALIA.

Giuliano Amato: deputato socialista da oltre trent’anni, è nato politicamente con Bettino Craxi, suo braccio destro, e poi consigliere economico, nonché sottosegretario.

Ma soprattutto è stato lui a dover gestire Tangentopoli: ha presieduto il governo che, nel lontano 1993, ha tentato il “colpo di spugna” a Mani Pulite, con il decreto Conso che ha depenalizzato il reato di finanziamento illecito ai partiti. Ed è stato lui a dimettersi dopo il referendum sul sistema elettorale, che ha istituito il maggioritario in Italia. Quando il debito italiano ha toccato i massimi storici e la lira è sprofondata sotto gli attacchi speculativi, il governo Amato ha varato un piano di rientro finanziario, “lacrime e sangue”, per evitare il peggio, estremamente simile all’attuale manovra di Tremonti: 93mila miliardi di lire tra tagli alla spesa e nuove tasse, come la patrimoniale sulla casa (la vecchia Ici) e l’abolizione dell’adeguamento delle pensioni rispetto agli stipendi (la “scala mobile”). Oltre al prelievo straordinario del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari, che ha fruttato 30mila miliardi di lire. È stato soprannominato dottor Sottile da Eugenio Scalfari, che ne ha evidenziato contemporaneamente la gracilità fisica ma anche l’abilità politica. Ad oggi, percepisce una pensione di 31mila euro al mese, pari a 1047 euro al giorno.

Piace molto a Napolitano e a Berlusconi, e anche al centrosinistra, chissà perché?!!

Massimo D’Alema: è un politico e giornalista italiano, già Presidente del Consiglio dei ministri dal 21 Ottobre 1998 al 25 Aprile 2000, primo e unico esponente del, già allora disciolto, Partito Comunista Italiano a ricoprire tale carica.

È stato ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio del governo Prodi II (17 Maggio 2006 – Maggio 2008), segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana dal 1975 al 1980, segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra dal 1994 al 1998 e presidente dei Democratici di Sinistra dal 2000 al 2007. Deputato per sette legislature, è vicepresidente dell’Internazionale Socialista e dal 26 Gennaio 2010 ricopre la carica di Presidente del COPASIR. Sicuramente un personaggio al di fuori della CASTA!!

Secondo un’inchiesta di Maurizio Tortorella nel 1985 Massimo D’Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe ricevuto un contributo di 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, “re” delle case di cura riunite. L’episodio sarebbe stato ammesso dall’ “Onorevole” in sede processuale, anche se il giudice Russi archiviò il caso definendo il ruolo di D’Alema marginale. L’inchiesta sottolinea inoltre come all’epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa. Ma la storia continua…….
Il “patto della crostata” è un’espressione coniata nel Settembre 1997 da Francesco Cossiga per indicare l’accordo informale sulle riforme costituzionali siglato fra D’Alema, Franco Marini, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini durante una cena svoltasi nella notte fra il 17 e il 18 Giugno dello stesso anno nella casa di Gianni Letta. In quell’occasione, D’Alema si sarebbe impegnato a non fare andare in porto una legge sulla regolamentazione delle frequenze televisive, legge che avrebbe costretto il gruppo Mediaset a vendere una delle proprie reti (Rete 4). Inoltre, in quel periodo, Mediaset era in procinto di quotarsi in borsa, e una legge di quel calibro avrebbe ridotto il valore dell’azienda. Forse per questo vanno così d’accordo CIP e CIOP!!

Per non parlare, poi, del concorso in aggiotaggio, ipotizzato dal Gip Clementina Forleo, nell’ambito della scalata alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL) organizzata dalla Unipol di Giovanni Consorte. Il giudice Forleo richiese nel 2007 al Parlamento italiano la possibilità di utilizzare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che coinvolgevano D’Alema, Consorte e Piero Fassino nel procedimento a carico degli scalatori, procedimento che peraltro non vede D’Alema tra gli indagati.

Secondo il Parlamento Europeo – chiamato dal Parlamento italiano a pronunciarsi in materia, in quanto D’Alema, all’epoca dei fatti, era parlamentare europeo – i testi delle telefonate tra D’Alema e Consorte non potranno essere utilizzati in quanto già esistono agli atti elementi di prova sufficienti a suffragare l’accusa nei confronti degli autori della scalata, peraltro già rinviati a giudizio. Che bella l’Italia!!

Franco Marini: ha iniziato la sua attività lavorativa nell’ufficio contratti e vertenze della CISL. Dopo alcuni anni, Giulio Pastore lo ha portato all’ufficio studi del Ministero per il Mezzogiorno. Segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici nel 1965, nel sindacato della CISL, ha assunto un ruolo sempre maggiore, diventando negli anni settanta vicesegretario, e nel 1985 è stato scelto come segretario nazionale.

Nel 1991 alla morte di Carlo Donat Cattin, ne ha ereditato la corrente politica di Forze Nuove, interna alla Democrazia Cristiana, ed è passato, nell’Aprile dello stesso anno, dalla segreteria del sindacato al Governo, diventando Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del VII Governo Andreotti. La Democrazia Cristiana lo ha candidato per la prima volta nelle elezioni politiche del 1992, risultando il primo degli eletti a livello nazionale. Nel 1997 è diventato segretario del Partito Popolare Italiano, succedendo Gerardo Bianco. È stato eletto al parlamento europeo nell’elezione del 1999 e senatore in quelle del 2006, anno in cui ha ottenuto la carica di Presidente del Senato della Repubblica Italiana.

Ha sostenuto la Zona Franca Urbana dell’Aquila, strumento che inizialmente intendeva favorire la rinascita di comprensori depressi o degradati, consentendo, a chi si avventurava in nuove attività, di usufruire di agevolazioni fiscali e previdenziali per i primi cinque anni. L’emendamento però non è stato approvato al Senato a causa dell’astensione e del voto contrario dei senatori del centro destra. In quell’occasione, sono stati bloccati gli emendamenti 3.1 e 3.2; quegli emendamenti che rappresentano una delle istanze base di tutte le categorie produttive chiedono per i comuni che hanno subito danni diretti o indiretti a causa del sisma.

Come può Marini essere il collante tra destra e sinistra per un governissimo e cosi tradire i suoi concittadini? Qui si fa appello alla coerenza e moralità di pensiero, in modo da lasciar fuori i propri interessi personali o di partito e di pensare alle necessità di una popolazione disagiata come l’Abruzzo.

Nelle ultime ore, tra i tre sta spiccando il nome di Marini. Lo stesso che Renzi, Vendola e molti altri del PD rifiutano di votare (almeno queste sono le ultime indiscrezioni). Ma allora perché Bersani propone un candidato alla Presidenza della Repubblica che non piace neppure ai suoi? Forse perché piace al PDL? Certo è che con questa nuova mossa Bersani sta perdendo consenso.

Ma c’è di più! Tutto questo sta avvenendo in uno scenario paradossale: dal voto on line del Movimento 5 Stelle, dai vari blog e dai social network, saltano fuori altri nomi. Stavolta nomi illustri. Il M5S ha proposto la giornalista di Report, Milena Gabanelli, il medico e fondatore di Emergency, Gino Strada, e il giurista Stefano Rodotà.

I primi due hanno rifiutato la candidatura perché vogliono continuare a fare il loro lavoro, cosi dicono, ma sicuramente dietro la loro scelta ci sta una responsabilità civica che nessun candidabile ha mai mostrato fino ad ora. Cosi è rimasto  Rodotà che ha accettato la candidatura da parte del Movimento. Ed è questo il nome che la gente vorrebbe vedere sul Colle. Chi meglio di lui potrebbe rappresentare l’Italia ed essere custode della Costituzione, garantendone i principi e le libertà? Di certo non le persone presentate da Bersani e accolte da Berlusconi.

Il rappresentante della sinistra, se cosi si può dire, avrà picchiato forte la testa per proporre questi nomi e forse non ricorda che la nostra Costituzione afferma a chiare lettere che la sovranità spetta al popolo. E il popolo non vuole vedere le stesse facce a ricoprire la carica più alta! Ora abbiamo bisogno di un segnale forte che possa riportare luce alla speranza per un paese giusto, onesto e rispettoso della Costituzione Italiana.

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