Pontifex e femminicidio: “Le donne si credono autosufficienti”

Pontifex e femminicidio: “Le donne si credono autosufficienti”

La libertà degli esseri umani è un diritto che non dovrebbe essere in alcun modo negato o violato. Eppure ci sono delle volte in cui desidero fortemente che esistessero dei limiti al diritto di opinione.

femminicidio

Questa è stata la prima cosa che ho pensato leggendo un articolo comparso sul (tristemente noto) sito pontifex.roma.it. Il pezzo in questione titola: “Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”. La firma è quella di Bruno Volpe.

Sintetizzo brevemente quanto ha scritto, così da non rimandarvi alla lettura dell’articolo, per evitarvi, come è successo a me, che vi si drizzino i capelli in testa per poi cadere nello sconforto più totale nel rendervi conto che nel nostro paese esiste ancora, ed è fortemente radicata, un certo tipo di mentalità. Questo signor Volpe scrive, ridicolizzando il lavoro di seri giornalisti definendo fanatica e deviata la stampa che ha portato alla ribalta la questione della violenza sulle donne, che è vero che ci sono degli uomini non disposti ad accettare la separazione e che questo li spinga a diventare violenti, ma sono una piccola percentuale perché nella maggior parte dei casi non è affatto colpa degli uomini, ma delle donne che provocano. E sì, perché le donne indossano vestiti sempre più succinti…come se indossare un vestito scollato nascondesse la richiesta da parte delle donne di venire picchiate, violentate o uccise.

Il signor Volpe, poi, continua nel suo attacco al sistema dell’informazione e definisce l’abuso sessuale roba da mascalzoni. Che strano, io ho sempre pensato che un mascalzone non fosse uno che ha commesso un reato tanto grave. Chi abusa fisicamente di una donna è uno stupratore, chi la uccide un assassino, indipendentemente da i motivi che lo hanno spinto a compiere quel gesto. E questo non può essere oggetto di opinioni diverse, deve essere un dato di fatto che nessuno può mettere in discussione.

Il culmine dell’idiozia, però, il signor Volpe lo raggiunge quando dice che per attutire “certi impulsi” degli uomini, basterebbe limitare o vietare la vendita di lingerie femminile, perché ci puoi giurare che, se sei una donna che sta rientrando tardi da lavoro e per tornare a casa deve percorrere un pezzo di strada buia con poca gente in giro, se indossi i mutandoni della nonna non ti violenta nessuno. Lo stesso ragionamento lo fa per i mariti che uccidono le mogli quando queste vogliono lasciarli, affermando che è colpa delle donne che sono sempre più arroganti e si credono autosufficienti. Motivi questi, che rendono più digeribile un omicidio.

Io mi vergogno terribilmente che nel Paese in cui vivo esista gente con questa mentalità. E la mia vergogna non proviene dall’essere donna, ma dall’essere una persona libera, desiderosa di vivere tranquillamente senza la paura che un uomo mi possa molestare, che un marito mi possa uccidere, solo perché in preda a “certi impulsi”.

Ma fin quando vivremo in una società affetta da ignoranza e maschilismo, le centotredici donne uccise nel 2012 non avranno la giustizia che spetta loro, così come le centinaia e centinaia di donne stuprate. E non la avranno di certo se esiste anche solo una persona che invece di considerarle delle vittime innocenti le ritiene colpevoli di aver provocato l’ira di chi le ha uccise.

E sapete qual è la cosa più agghiacciante di tutto ciò? L’articolo del signor Volpe ha 50mila mi piace. Siamo ben lontani dall’essere un paese democratico e civilmente avanzato.

Benedetta Linardi

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