Perché si festeggia il Primo Maggio?

Perché si festeggia il Primo Maggio?

“Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa dei sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa”.

Queste le parole del grande storico Ettore Ciccotti scritte nel 1903 per ricordare la Festa dei Lavoratori.

Primo Maggio Festa dei lavoratori

La Festa del Primo Maggio nasce come movimento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche e sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. La storia del Primo Maggio ha origine nel lontano 1855, in Australia, quando i lavoratori iniziarono a manifestare rivendicando le otto ore di lavoro quotidiano.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire”, questo lo slogan sostenuto lungo le coste australiane e condiviso dalla stragrande maggioranza del movimento sindacale organizzato del Primo Novecento. Da lì si aprì la strada alla ricerca di un giorno, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Le battaglie operaie cominciarono quando il Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale, riunitosi a Ginevra nel settembre 1866, avanzò la proposta concreta delle “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”. Cosi nello stesso anno, lo Stato dell’Illinois approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con delle limitazioni che ne impedivano l’effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e proprio per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione che raccolse ben diecimila lavoratori.

Qualche anno più tardi, nel 1882, l’associazione dei Knights of Labor (Cavalieri del lavoro), organizzò una manifestazione a New York per rivendicare i diritti dei lavoratori, ma solo due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale.

Nell’Ottobre dello stesso anno, la Federation of organized trades and labour unions indicò il primo Maggio 1886 come data limite a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

Cosi il 1 Maggio 1886, che cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, 400 mila lavoratori delle fabbriche statunitensi incrociarono le braccia. Le manifestazioni e gli scioperi inizialmente si svolsero pacificamente, ma poi nelle principali città industriali americane cominciò a salire la tensione, tanto che a Chicago la manifestazione, che contava 80 mila persone, fu repressa nel sangue.

Era il lunedì 3 Maggio quando la polizia fece fuoco contro i manifestanti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Si contarono otto morti e numerosi feriti.

Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro gli operai polacchi che stavano manifestando, provocando nove vittime. Da quei gravi incidenti, conosciuti come rivolta di Haymarket, fu messa in atto una feroce ondata repressiva contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati.

Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici, anche se non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Erano August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 Novembre 1887.

“Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” e “Lasciate che si senta la voce del popolo!”. Queste le ultime parole pronunciate da Spies e da Parsons.

Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

Cosi il ricordo dei “Martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.

Il 20 Luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunitosi a Parigi, decise che “una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tutte le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore”. Cosi in Europa fu ufficializzata la data del Primo Maggio per l’anno successivo come la Festa dei Lavoratori per ricordare il sacrificio dei martiri di Chicago e la lotta per le otto ore lavorative.

Anche in Italia, appresa la notizia dell’assassinio degli anarchici di Chicago, gli animi dei lavoratori cominciarono a scaldarsi. Nonostante non ci fosse un unico centro coordinatore a livello nazionale, i lavoratori il Primo Maggio 1890 scesero in piazza per rivendicare un obiettivo: quello delle otto ore.

Le manifestazioni si svolsero in numerosi centri, grandi e piccoli: un episodio significativo accadde a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, andarono vestiti a festa. Visto il successo delle manifestazioni svoltesi a livello internazionale, venne deciso di replicarle per l’anno successivo.

Nell’Agosto del 1891, la Seconda Internazionale riunitasi a Bruxelles, decise di rendere permanente quella che, da lì in avanti, diventò la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.

Iniziò così ufficialmente la tradizione del 1 maggio anche in Italia. Nelle manifestazioni di fine 800 l’obiettivo originario delle otto ore venne messo da parte per lasciare il posto alla protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici.

Solo il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori poterono festeggiare il conseguimento dell’obiettivo originario della ricorrenza. ossia le otto ore di lavoro.

Quando due anni dopo, però, Mussolini salì al potere, proibì la celebrazione del 1 Maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro venne spostata al 21 Aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; e il 1 Maggio assunse una connotazione “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse (dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria) l’opposizione al regime.

La festa dei lavoratori fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. In Sicilia nel 1947 la ricorrenza fu funestata con la strage di Portella della Ginestra, a Palermo, quando la banda di Salvatore Giuliano sparò sul corteo di duemila lavoratori, uccidendo undici manifestanti e ferendone una cinquantina.

Dal 1991, i sindacati italiani CGIL, CISL e UIL organizzano annualmente a Roma un concerto per celebrare il primo Maggio a cui partecipano centinaia di migliaia di persone. Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 Maggio. Oggi, infatti, un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico per dare spazio ad un concerto organizzato annualmente a Roma dai sindacati italiani per non far dimenticare le origini di questo giorno importante.

Margherita Torchia

https://noigiovani.it

Lascia un commento