Mare Nostrum, riflessioni di un’ antropologa

Mare Nostrum, riflessioni di un’ antropologa

immigrati.jEsisteva un tempo un mare azzurro e solare che lambiva terre e collegava antiche civiltà. Leggende di dei ed eroi , un mondo di acque che nasconde nei suoi abissi antiche rovine. Un museo archeologico sommerso testimonianza di un succedersi di civiltà legate tra di loro dal filo rosso di Arianna che faceva da guida nel labirinto delle diversità. Terre antiche, lambite da un mare che ha portato Greci, Fenici, Arabi , paesi in cui l’accoglienza dello ” straniero” rappresentava un’apertura all’ “altro ” come portatore di messaggi divini o , come un Dio nascosto sotto le vesti di viandante. Oggi esiste un mare Mediterraneo, che lambisce terre molte delle quali dilaniate da guerre, inquinato da rifiuti tossici e cimitero d’acqua di disperati che fuggono dalla miseria e dalle guerre cercando un porto sicuro che invece diventa sepolcro. E questo “Mare Nostrum” si tinge di scuro, diventa limaccioso come le coscienze ,ormai inaridite ,senza più quella ” pietas” che fa condividere i dolore e lenire la sofferenza dell’altro. E così , dalla nostra civilissima Europa , schermati dal monitor dei pc e della televisione , guardiamo, senza vedere, povere vite appese a vascelli fantasma , esuli del mondo senza un nome , nuovi ” Ecce Homo” che galleggiano a braccia aperte come in croce , in un mare indifferente ormai senza più memoria.

Emerita Cretella Nuti

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