“La Religione del mio Tempo”: la poesia di Pasolini letta da Pierpaolo Capovilla

“La Religione del mio Tempo”: la poesia di Pasolini letta da Pierpaolo Capovilla

C’è rabbia, dolore ma anche speranza. Un miscuglio di sentimenti narrato con forza, interpretato con una passione tale da scatenare riflessioni profonde su ciò che è accaduto e che oggi, ancora, accade.

Pierpaolo Capovilla

Il racconto di un fenomeno emerso alla fine degli anni ’50 destinato, però, a durare e progredire nelle sue forme raggiungendo oggi il processo inesorabile di dispersione dei valori resistenziali in una società dedita al consumismo e caratterizzata da un mutamento antropologico profondissimo.

Un mutamento descritto alla perfezione da Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del XX secolo, e recitato, in maniera altrettanto degna, da uno tra i migliori esponenti della scena musicale italiana, Pierpaolo Capovilla, leader de Il Teatro degli Orrori. Parole accompagnate dalle note di Kole Laca (musicista albanese che collabora con il Teatro degli Orrori) e Steve Reich; una musica malinconica e a tratti inquietante, in armonia con i testi struggenti e al contempo colmi di speranza.

Un connubio perfetto che omaggia l’artista bolognese attraverso il reading ideato e interpretato da Capovilla. Una performance suddivisa in tre atti: una prima “Ballata delle Madri”, con sottofondi di Steve Reich e piano di Kole Laca; seguita da “La Religione del mio Tempo” in cui i toni di Capovilla, volutamente più brutali e polemici, sottolineano come, dopo oltre cinquant’anni, la situazione non è cambiata se non in peggio, e niente di quei testi ha perso di attualità ed efficacia; a chiudere il reading “Una luce”, più delicata e disperata, letta con gli archi campionati di Scott Walker, da “A Farmer in the City”, canzone dedicata proprio a Pier Paolo Pasolini.

Un dialogo intergenerazionale durante il quale Capovilla riesce a far riemergere la forma più alta e raffinata della narrazione nella contemporaneità: la poesia, verità rappresentata attraverso “musica, parola, verbo, linguaggio, e per questo è generativa di sentimenti e desideri”. E “La religione del mio tempo” né è la più viva dimostrazione perché nonostante riprenda la situazione italiana tra il 1958 e il 1959, sembra sia stata scritta ieri e dedicata a noi tutti.

Così Pierpaolo Capovilla, dopo aver interpretato poeti come Majakovskij o Esenin, affronta la più lucida espressione della modernizzazione capitalistica e del mutamento antropologico della società italiana, riscoprendo e facendo conoscere la necessaria poesia di Pierpaolo Pasolini. Una poesia che, citando lo stesso Capovilla, “esige di essere letta a piena voce, per liberarsi dalla prigionia dell’inchiostro nella carta, uscire libera, salva e incompromessa dalle nostre bocche, dal cavo orofaringeo, per giungere nei nostri spazi, quelli in cui viviamo, adesso”.

Di seguito il programma delle serate e le date a oggi confermate:

Venerdì 5 Aprile: San Donà del Piave @ Auditorium Centro Civico

Mercoledì 10 Aprile: Roma @ Auditorium Parco della Musica all’interno di My festival _Patti Smith presenta..

Sabato 20 Aprile: Trento @ Teatro Portland all’interno di festival delle resistenze

Domenica 21 Aprile: San Felice sul Panaro – Sala Biblioteca

Giovedì 9 Maggio: Firenze @ Teatro Alfieri

Venerdì 21 Giugno: Cesena @ Rocca Malatestiana

Sabato 21 Settembre: Marano sul Panaro (MO) @ Poesia Festival

Maria Antonietta Vadalà

https://noigiovani.it

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