Il fenomeno evergreen delle boy band

Il fenomeno evergreen delle boy band

Piacciano o no, ogni epoca ha avuto le sue. Le boy band accompagnano le ragazzine nell’adolescenza e le abbandonano sulla soglia dell’età adulta. Durano in media qualche anno, giusto il tempo di essere considerate fenomeno e per spezzare i cuori di migliaia di fan.

Capitano quei giorni in cui si trova conforto nel ricordare la propria adolescenza. Qualche giorno fa, tutta la redazione femminile di noigiovani.it si è persa nei meandri degli anni ’90 raccontando i propri gusti in fatto di boy band. Il risultato è stato che quasi tutte hanno avuto la propria e che proprio tutte la ricordano con un sorriso malizioso.
C’è poco da fare, l’assemblaggio di ragazzotti bellocci dalle erotiche movenze funziona sempre. Lo sapeva bene tutto l’entourage di Elvis Presley, che della mossa pelvica aveva fatto un marchio di fabbrica. Anche Beatles e Rolling Stones non brillano d’innocenza, ma se qualcuno dovesse cimentarsi nella stesura della enciclopedia delle boy band, dovrebbe scrivere almeno due capitoli per Duran Duran e Spandau Ballet. Un assaggio di ciò di cui erano capaci di fare John Taylor e soci è dato dal film dall’emblematico titolo “Sposerò Simon Le Bon”. Una cosa è certa: le boy band degli anni ’80 suonavano strumenti e componevano canzoni pop di un certo livello, mentre nel decennio successivo questa capacità era riservata a pochissimi eletti.
Mode e gusti degli anni ’90, infatti, hanno fatto sì che la produzione seriale di boy band si concentrasse più sull’aspetto ginnico che musicale. Basta nominare New Kids on The Block e Take That (soprattutto del primo periodo) per capire di cosa parliamo. Esibizioni di breakdance, armonie vocali semplici e canzoncine orecchiabili erano i loro cavalli di battaglia. In un’epoca dove i cellulari erano dominio di pochi, magazine e riviste erano l’unico modo per seguire i propri beniamini. Trasmissioni radio, speciali televisivi e concerti dal vivo, il momento per goderseli in estasi mistica. Lo scioglimento dei Take That nel 1996 ha lasciato orfane migliaia di fan, ma il fenomeno boy band ha continuato a godere di ottima di salute: ‘N Sync, Boyzone e Backstreet Boys hanno tranquillamente navigato fino a dopo il 2000. Proprio il nuovo millennio è stata la svolta decisiva. La nuova disponibilità dei mezzi di comunicazione, maggiore fruibilità di internet soprattutto, ha fatto in modo che le community on line potessero addirittura interagire dal vivo con i loro beniamini.
Con l’esplosione dei talent show, il meccanismo di reclutamento da parte delle case discografiche è rapido ed efficace (gli One Direction escono da un X-Factor). Social network e You Tube sono gli strumenti fondamentali per monitorare i propri idoli a ogni ora del giorno.
Sovraesposizione mediatica o no, alle ragazzine piace sognare e un’ipotetica conversazione virtuale con il proprio idolo è la seconda cosa che cercano (la prima ha ben poco a che fare con il virtuale…). Una cosa è certa: gli anni passano, immagine e comunicazione si evolvono, ma sulla qualità delle canzoni si continua sempre a tergiversare.

Flavia Franzese

1 Commento

  1. Pingback: Un nuovo benvenuto su Yahoo: nuova homepage personalizzata, funzionale e intuitiva - Noi Giovani — Noi Giovani

https://noigiovani.it

Lascia un commento