Enrico Letta: l’uomo del Bilderberg, della Trilateral Commission e dei Think Tank

Enrico Letta: l’uomo del Bilderberg, della Trilateral Commission e dei Think Tank

Beppe Grillo nel giorno della Liberazione attacca Enrico Letta. Sul suo blog scrive: “Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto”.

Enrico Letta e la massoneria

Questa è la prima fra le tante accuse che leader del Movimento 5 stelle sferza sul perché il 25 aprile è morto. Finita la lunga sfilza di accuse, Grillo conclude con un invito: se il 25 aprile è morto, allora “oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere”.

Ma che c’entra Enrico Letta con il Bilderberg e con la Trilateral Commission?

Pochi minuti prima dell’ufficializzazione della nomina a possibile Premier, con un semplice click su Wikipedia si poteva leggere la biografia di Enrico Letta che iniziava con due parole: “Noto massone”. Ma siccome “non sa de sapè”, magicamente le due parole si sono dissolte e la biografia viene descritta con le sue innocue grandi gesta.

Troppo facile cosi. Ma navigando sul web, proprio sui siti ufficiali delle due potenti lobby compare il nome di Enrico Letta tra gli invitati alle ultime riunioni: dal 31 maggio al 3 giugno 2012 il giovane Letta era presente a Chantilly, in Virginia, in occasione di una riunione del gruppo Bilderberg; in un altro documento del 2013 invece il nome del Premier risulta tra i membri della Trilateral Commission.

Ma che cosa sono il Bilderberg e la Trialateral Commission?

Entrambi i club sono gruppi di pressione internazionale ristrettissimi ma in grado di provocare crisi di governo, organizzare carestie, imporre propri uomini ai vertici delle istituzioni, il tutto naturalmente per favorire potere e ricchezza ai suoi membri. Alcuni sostengono che queste potente lobby siano una pericolosa setta massonica, altri una noiosa teoria di dibattiti e pranzi in piedi

Lo scrittore francese Jacques Bordiot nel 1985 affermò con riguardo alla Trilateral Commission che “il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale”.

Per altri, i due club sono semplicemente l’espressione di una classe privilegiata di tecnocrati, che promuovono la cooperazione tra i paesi. Gilbert Larochelle, nel 1990 scrisse: “Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso” ( L’imaginaire technocratique, Montreal, 1990, p. 279).

La conferenza del Bilderberg si tiene ogni anno in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada ed ha un ufficio a Leida in Olanda: gli invitati sono sempre 120 scelti tra capi di Stato, ministri del tesoro e altri politici dell’Unione Europea, ma prevalentemente i membri sono esponenti di spicco dell’alta finanza europea e anglo-americana. Dal 1954 in queste riunioni si discutono problemi inerenti la situazione mondiale, attraverso una varietà di temi che vanno dal politico al militare, dall’economico allo strategico.

Secondo il presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, il Bilderberg avrebbe avuto un ruolo cruciale nel periodo delle stragi. Pochi mesi fa aveva dichiarato: “Ho trovato un documento che mi ha lasciato sgomento, dove quando si parla di stragi si parla anche del gruppo Bilderberg. Un documento in possesso di un terrorista di Ordine Nuovo, Ventura. Io credo a questo documento. Ho fatto delle verifiche e posso dire che dietro la strategia della tensione e alle stragi c’è anche il gruppo Bilderberg, una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi neri e massoni”.

Anche la Trilateral Commission si tiene ogni anno ed ha sua sede fissa a New York: gli invitati sono più di 300 scelti tra uomini d’affari, politici e intellettuali provenienti dall’Europa, dal Giappone e dall’America Settentrionale. Dal 1973 in questo gruppo di studio non governativo, fondato per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Banke di altri dirigenti e notabili, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, si discute circa la promozione della cooperazione internazionale nella convinzione della crescente interdipendenza tra gli Stati.

Ma perché su quello che si discute in queste riunioni non si sa nulla?

Sia al Club Bilderberg che alla Trilateral Commission l’accesso è severamente vietato ai comuni mortali, e ovviamente anche alla stampa, e ciò porta a pensare che al loro interno di fatto si decidano le sorti dell’umanità: guerre, operazioni di speculazione finanziaria, rapporti con le case farmaceutiche, investimenti militari. Le decisioni prese all’interno di questi gruppi influenzano poi la linea dei governi.

Dà fastidio sapere che, fuori dai circuiti normali della democrazia rappresentativa, ci sia un alto livello di personalità autonominatasi che cura i propri interessi in sedi inappropriate e inaccessibili ai più.

È lo stesso Enrico Letta che dice di frequentare le riunioni del Bilderberg, scrivendo sul social network Facebook queste parole: “In molti in questi giorni mi fanno domande sul meeting Bilderberg al quale son stato invitato a Washington lo scorso fine settimana. In sintesi, era presente una parte importante dell’amministrazione Obama e dei partiti democratico e repubblicano americani. C’erano poi leader socialisti, liberali, verdi e conservatori di molti Paesi europei. E, inoltre, sindacalisti e imprenditori, docenti universitari e finanzieri. Senza contare rappresentanti dell’opposizione siriana e russa. La lista dei partecipanti è stata peraltro resa pubblica dagli stessi organizzatori […] Si è discusso dei principali temi in materia di economia e di sicurezza al centro dell’agenda globale. Ed è stata per me un’occasione interessante e utile per ribadire la fiducia nei confronti dell’Euro e per rilanciare con grande determinazione l’invito a compiere i passi necessari (e indispensabili) verso gli Stati Uniti d’Europa […] Nulla di queste discussioni, e del franco e ‘aperto’ dialogo tra i partecipanti, mi ha fatto anche solo per un momento pensare a quell’immagine di piovra soffocante che decide dei destini del mondo, incurante dei popoli e della democrazia, descritta da una parte della critica sul web e sulla stampa […] È vero: la discussione era a porte chiuse. Ma la presenza dei direttori di alcuni dei principali giornali internazionali (di tutte le tendenze politico-culturali) mi pare possa ‘rassicurare’ i sostenitori di una lettura complottistica del meeting”.

Ma ai “sostenitori di una lettura complottistica del meeting” non rassicura affatto la presenza dei direttori dei giornali internazionali, perché si sa come l’informazione possa essere camuffata in disinformazione. Succede nella piccola Italia, e figuriamoci in riferimento ad un elité di persone che provengono da tutto il mondo e che tengono in mano le redini del globo. 

Ma Enrico Letta è anche l’uomo dei think tank.

Il neo Premier è alla guida come segretario generale dal 1994 dell’Arel, l’Agenzia di Ricerche e Legislazione, fondata da Beniamino Andreatta nel 1976. L’AREL è costituita da parlamentari, studiosi, dirigenti e imprenditori che esaminano, mediante ricerche, documenti e dibattiti, i principali temi economici e istituzionali, sia come presupposto di un lavoro legislativo, sia come approfondimento di alcune questioni decisive per lo sviluppo della società italiana e per la sua collocazione europea e internazionale.

Enrico Letta è anche vicepresidente dal 2003 (presidente è Giulio Tremonti) dell’Aspen Institute Italia, un’associazione privata che qualcuno definisce lobby, “indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro”, vero e proprio ponte di collegamento con l’establishment statunitense. 

Il giovane premier vanta anche la fondazione del Vedrò, che più che un vero e proprio think tank è un network. Il think net Vedrò è “nato – come si legge sul sito ufficiale – per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese. Sulla scena dal 2005, la nostra è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo”.

Il Vedrò quindi sorge per offrire un punto di vista sull’Italia da parte di quella generazione dei trentenni-quarantenni, i “Vedroidi”, che formano un gruppo assolutamente bipartisan. Spulciando tra i nomi compaiono quello della berlusconiana Nunzia De Girolamo e il compagno Francesco Boccia, Angelino Alfano, Mariastella Gelmini, Matteo Renzi, Renata Polverini, Maurizio Lupi, Flavio Tosi. Ma non solo politici. Vi sono giornalisti, quali Fulvia Abate, il direttore de La Stampa Mario Calabresi, Oscar Giannino e il direttore di Rai Tre Andrea Vianello. Ma il gruppo di “lettiani” comprende anche artisti, sportivi, chef, imprenditori e magistrati.

L’ultima nata, nel 2007, è l’associazione Trecentosessanta “da un’intuizione di Enrico Letta per mettere a frutto e dare continuità alla straordinaria esperienza di mobilitazione delle prime primarie del PD” (nelle quali Letta dovette sfidare Walter Veltroni e Rosy Bindi per la leadership del neonato Partito Democratico). Questo è quanto si legge sul sito ufficiale dell’associazione. Diretto dalla fedelissima Monica Nardi, l’associazione si propone di essere un “luogo di riflessione giovane e informale” per elaborare proposte “autenticamente riformiste”.

Concludo riportando le parole dello scrittore e parlamentare europeo, Alfonso Luigi Marra, che complimentandosi con Grillo lo incita a non smettere di insistere sulla criminalità di questi gruppi: “…travolgi con i tuoi militanti questi biechi massoni, bilderberghini, trilaterini, aspenini che, da Berluschino a Monti, dai due Letta a Renzi, da Napolitano a Bonino, da Amato a Passera, da Riotta a Gruber, da Annunziata a Draghi, dal Corriere a Repubblica eccetera hanno venduto l’anima al diavolo e si sono assunti l’incredibile ruolo di contribuire alla definitiva rovina dell’umanità…”.

Margherita Torchia

2 Commenti

  1. Pingback: Gruppo Bilderberg: i membri italiani del club dei superpotenti - Noi Giovani — Noi Giovani

  2. …Questa è la mia opinione, in base alla vita vissuta dal dopo guerra ad oggi, dall’età di 8 anni che lavoro, gli studi di base, x motivi di collaborare in famiglia, ho sempre lavorato,accasato, costretto ad evadere dalla Sardegna in cerca di un lavoro che dasse più soddisfazione…siamo giunti ai gg ns, con la delusione degli ultimi 20 anni,invece di migliorare siamo sempre adati giù (sarà la crisi?) come tutti sappiamo ma…quello che mi lascia “senza parole è”, la governabilità dei Ns Parlamentari: come… tra sinistra e destra, prima si scornavano a vicenda, (pur rendendomi conto che è un gioco politico),ora sono venuti allo scoperto…sono diventati amici…ma guarda un po!!!Allora erano d’accordo anche prima? Dicasi quando dovevano aumentarsi lo stipendio, senza contare tutti gli altri benifici…ed il popolo sofriva e “soffre”, ma a lor Signori, nn importa del popolo se soffre, interessante che stiano bene “loro”… il Presidente degli USA, x esatezza: B. Obama ed altri parlamentari, si non ridotti lo stipendio…e i Parlamentari Italiani? Questi Signori nn hanno capito che le casse dello Stato “hanno un fondo”, nn sono senza fondo…e con la faccia tosta…fanno finta di nulla…vi sarebbe tanto da parlare ma, mi fermo e sono deluso del loro comportamento, fanno la guerra x tenere la poltrona ed egoisticamente pensano solo x essi, Si salvi chi può, se nn avessi le mie 78 primavere, avrei preso il volo la dove si vive più degnamente, senza ruberie e non curare il capitale del popolo che vi sono sprecchi e tanto altro…

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