Enrico Letta è il nuovo Presidente del Consiglio. Scelto perché giovane ed esperto

Enrico Letta è il nuovo Presidente del Consiglio. Scelto perché giovane ed esperto

Dopo le consultazioni lampo di ieri tra la rosa dei nomi candidabili alla Presidenza del Consiglio spicca quello di Enrico Letta, che a soli 46 anni si insedia a Palazzo Chigi.

Enrico Letta

Il vicesegretario del PD, Enrico Letta, era in corsa con il c.d. “Dottor Sottile”, Giuliano Amato, deputato socialista da oltre trent’anni nato politicamente con Bettino Craxi, suo braccio destro, e che fu già premier d’emergenza nel 1992.
Amato era appoggiato soprattutto da Silvio Berlusconi, che mirava ad un Governo di larghe intese “forte e duraturo”.

Ma poi dopo il no dello stesso cavaliere a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che stava prendendo piede nelle ultime ore fra la rosa dei nomi, sono salite le quotazioni di Enrico Letta.

E quando ancora l’incarico non era stato ufficializzato, il segretario del PDL Angelino Alfano ha dichiarato: “Prima di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile”, e ha continuato: “O il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica, oppure se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo”.

La palla al balzo l’ha presa lo stesso Presidente Giorgio Napolitano che ha raccomandato: “L’ho scelto io. Basta tensioni, confido che tutti si diano da fare per un clima disteso”.

Un clima che sarà difficile riportare alla normalità dopo le ultime vicende avvenute per la stessa elezione del neo Presidente della Repubblica, portando alla spaccatura del PD e a rendere visibile agli occhi degli elettori più scettici gli inciuci che si sono protratti per 20 anni tra destra e sinistra.

Ma cerchiamo di capire se Napolitano ha affidato all’uomo giusto l’incarico di formare il nuovo governo.

Enrico Letta è stato nel 1998 il più giovane ministro della Repubblica, a soli 32 anni, battendo il record di Giulio Andreotti. Oggi il record lo detiene Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia diventata ministro a 31 anni. E ora Letta è il terzo più giovane premier della storia repubblicana, dopo Giovanni Goria presidente del Consiglio a 43 anni, seguito da Amintore Fanfani a 45 anni.

Enrico Letta, nipote di Gianni Letta, ex braccio destro di Berlusconi, si è laureato in diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Pisa e ha conseguito un dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee presso la Scuola superiore di studi universitari e perfezionamento “S. Anna” di Pisa.

Letta si è avvicinato alla politica grazie alla conoscenza di Beniamino Andreatta nel 1990, quando diventa ricercatore dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione, elevandosi a Segretario nel 1993. Da lì ha svolto molti incarichi: dal 1991 al 1995 è stato presidente dei Giovani del Partito popolare europeo; nello stesso 1993 Letta ha il primo contatto con le istituzioni: diventa capo della segreteria del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta, nel governo Ciampi.
Proprio Ciampi nel 1996 lo ha rivestito del ruolo di segretario generale del Comitato per l’euro del Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione economica.

Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è stato vicesegretario del Partito popolare italiano; dal novembre del 1998 al dicembre 1999 è stato ministro per le politiche comunitarie nel primo governo D’Alema; dal gennaio all’aprile del 2000 è stato ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema, incarico che ha conservato, con il secondo governo Amato, per il quale è anche ministro del Commercio con l’estero fino al 2001.

Nel 2001 è diventato deputato per la prima volta e si è iscritto alla Margherita. Ma nel giugno 2004 ha rassegnato le dimissioni dalla Camera in seguito alle elezioni europee del giugno 2004, nelle quali è stato eletto parlamentare europeo per la circoscrizione del Nord- Est. Al Parlamento europeo si è iscritto al Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e ha fatto parte della Commissione per i problemi economici e monetari e della Commissione Maghreb.

Nella XV Legislatura è tornato deputato della Repubblica italiana: il 17 maggio 2006 è stato nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Prodi, incarico che ha ricoperto fino al maggio 2008.

Nel 2007 si è candidato alla segreteria del neonato Partito democratico ottenendo, con le primarie del 14 ottobre, oltre l’11% dei consensi. Nelle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, capolista Pd nella Circoscrizione Lombardia 2, è stato eletto alla Camera dei Deputati. Poche settimane dopo Walter Veltroni lo ha chiamato a far parte del governo ombra del PD in qualità di responsabile Welfare.

Nel 2009, in occasione del Congresso del Partito democratico, ha appoggiato Pier Luigi Bersani. Nello stesso anno, a seguito delle primarie che hanno eletto Bersani segretario nazionale, è stato nominato dall’Assemblea nazionale, ad amplissima maggioranza, vicesegretario unico del Partito Democratico. Alle elezioni politiche del 2013 è stato capolista del Partito Democratico alla Camera nelle Marche e in Campania.

Professore a contratto presso la Libera Università Cattaneo (2001-2003), la Scuola superiore S. Anna di Pisa (2003) e l’Haute ecole de commerce di Parigi (2004 e 2005). Dal 2004 è vicepresidente dell’ASPEN Institute Italia.

Nulla da dire sulla persona di Enrico Letta, qualificato e con esperienza, ma non c’è dubbio che la scelta di Giorgio Napolitano, dopo le brevi consultazioni con i principali partiti, abbia il risuono di inciucio tra Pd, Pdl e Scelta Civica. Non tenendo conto, ancora una volta, della voce del popolo.

La storia si ripete a brevissima distanza, infierendo un altro duro colpo agli italiani che, feriti nell’orgoglio e nella dignità, non ci stanno più a dover guardare passivamente la lotta alle poltrone che si svolge tra Quirinale e Palazzo Chigi, mentre il Paese sta andando al collasso totale.

Margherita Torchia

https://noigiovani.it

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