Cina: la superpotenza dell’inquinamento

Cina: la superpotenza dell’inquinamento

“Per costruire una Cina fiorente bisogna iniziare dal respirare sano”, questo il titolo in prima pagina del Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese.

Inquinamento Cina

Respirare sano. Un obiettivo apparentemente irraggiungibile per la Cina oggi. E sì, perché in questi giorni, il livello di inquinamento ha raggiunto picchi preoccupanti in alcune città cinesi tanto da spingere le autorità ad ammettere, per la prima volta, l’entità del problema. Nel corso del fine settimana una densa cappa di inquinamento, dovuto a polveri sottili, ha avvolto il nord e l’est della nazione, limitando notevolmente la visibilità e obbligando le autorità a bloccare parzialmente il traffico e la popolazione a indossare maschere di protezione. Ieri mattina, il livello di allarme per la situazione nebbia e smog che sta interessando Pechino è stato innalzato ad arancione, dal momento che la condizione atmosferica è ancora peggiorata. In alcuni quartieri di Pechino alle scuole è stato ordinato di cancellare le attività all’aperto e le autorità hanno chiesto alle fabbriche di ridurre le emissioni. Intanto l’ospedale Shijitan ha fatto sapere che il numero di pazienti con problemi respiratori è aumentato in questi giorni del 20% rispetto al livello normale.

Oltre l’arancione c’è il livello massimo di ingolfamento dell’aria indicato dal colore rosso. La densità delle particelle inferiori a 2,5 micron di diametro (PM 2,5), cioè le più pericolose, ha superato la soglia di rischio, fissata a 993 microgrammi per metro cubo, secondo il centro di sorveglianza dell’ambiente della capitale cinese. Le particelle PM 2,5 possono penetrare fino agli alveoli polmonari e di lì migrare nel sangue.

E la popolazione non ne è rimasta indifferente, tant’è che l’irritazione ha trovato spazio crescente non solo su internet ma anche su molti media. Il dibattito che ha preso piede sulla questione, viene definito “salutare” dal giornale China Daily, in cui si legge: “In pieno processo di urbanizzazione è urgente per la Cina riflettere su come proseguire su questa strada senza che la qualità della vita quotidiana venga compromessa”. Senza costringere la popolazione ha vivere rinchiusa nelle proprie abitazioni.

La Cina, seconda economia del pianeta e primo mercato automobilistico mondiale, ha un parco industriale molto inquinante, un traffico stradale e aereo in costante espansione e, soprattutto, una politica ambientale quasi inesistente. Basta pensare che oltre il 70% dell’energia del Paese deriva dalla combustione di carbone. Motivo, questo, che colloca la Cina al primo posto fra i paesi responsabili di emissione di gas serra.

Quello di oggi è il terzo giorno consecutivo di questa emergenza smog nella capitale: ieri sera in alcune aree della città le centraline hanno registrato 993 mg di Pm2.5. Secondo gli esperti, prima di mercoledì la situazione non dovrebbe cambiare. Solo allora arriverà vento che pulirà l’aria della capitale.

(In foto, la strada del centro di Pechino alle 8:00 del mattino)

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