Che cos’è il Jobs Act di Matteo Renzi?

Che cos’è il Jobs Act di Matteo Renzi?

Quello registrato nel primo trimestre del 2014 è il tasso di disoccupazione più alto degli ultimi 35 anni. Infatti, secondo i dati Istat per Gennaio, la disoccupazione tricolore è del 12,9% con un aumento di 0,2 punti percentuali su Dicembre e di 1,1 su base annua.

Matteo Renzi-cos'è il jobs act

Le persone senza lavoro in Italia, sfiorano i 3,3 milioni, ma le percentuali più allarmanti riguardano la popolazione più giovane, ossia la fascia tra 15 e 24 anni, il cui tasso di disoccupazione è pari al 42,4%.

Dati, questi, che descrivono un Paese quasi del tutto incapace a incentivare il lavoro tra i giovani, sempre più portati all’espatrio. Dati che hanno spinto Matteo Renzi, dopo la fiducia al suo Governo, a scrivere su Twitter: “Si tratta di una cifra allucinante, la più alta da 35 anni. Ecco perché il primo provvedimento sarà il JobsAct”.

Ma cos’è il Jobs Act?

Si tratta del documento sul lavoro presentato da Matteo Renzi, presentato già lo scorso Gennaio dal segretario del Pd, che contiene una serie di misure che vanno dal contratto di inserimento a tutele crescenti fino all’assegno universale per i disoccupati ed è già sul tavolo del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Il piano, messo a punto dal politologo Stefano Sacchi prima tra le mura della segreteria del PD, costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi. Sono 8,8 miliardi in tutto quelli previsti dalle casse statali, meno di quanto si prospettava fino ad oggi.

Nei piani di Matteo Renzi il Jobs Acts assicurerà protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione. E potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui. Il cuore del piano sul lavoro si chiama Naspi ed è un sussidio di disoccupazione universale destinato a quanti perdono il posto. Andrà a sostituire Aspi e mini-Aspi e durerà un massimo di due anni per i lavoratori dipendenti e sei mesi per gli atipici come i cocopro. L’entità del sussidio sarà per tutti al massimo di 1.100-1.200 euro mensili all’inizio del periodo di copertura e planerà verso i 700 euro alla fine, così come prevedono le regole Fornero in vigore.

Nel dettaglio, il documento è diviso in tre parti e tra le linee guida troviamo:

Contratti: In programma, la riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti;

Ammortizzatori: Previsto un assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro;

Imprese: Ci sarà l’obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico, ma presupposto dell’erogazione dovrà essere l’effettiva domanda delle imprese. Inoltre, previsti criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance;

Rappresentanza: Agenzia unica federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei Cda delle grandi aziende.

Costi dell’energia: La proposta di Renzi è quella di ridurre del 10% il costo dell’energia per le aziende, soprattutto per le piccole imprese. Taglio alle tasse anche per chi produce lavoro mentre “chi si muove in ambito finanziario paga di più”, consentendo una riduzione del 10% dell’Irap.

Revisione della spesa: Previsto il vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che andrà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.

Agenda digitale: Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici e investimenti sulla rete.

Camera di Commercio: Verrà eliminato l’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Le funzioni delle Camere saranno assegnate a enti territoriali pubblici.

Dirigenti: Verrà eliminata la figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.

Burocrazia: Semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

Nei prossimi giorni, il dossier sarà esaminato dallo stesso neo Ministro del Lavoro. “È il piano più ragionevole di tutti, perché include anche gli atipici – conferma Filippo Taddei, responsabile per l’economia del PD -. E siamo fiduciosi che possa diventare il piano del governo”.

Se il documento andrà in porto, si tratterà del piano più ambizioso degli ultimi 20 di Governo. La speranza è che, una volta in vigore, il Jobs Act possa realmente migliore la situazione italiana. E, ovviamente, che non si riveli l’ennesima dichiarazione pericolosa destinata al “nulla”.

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