Bonus Irpef: cosa c’è da sapere

Bonus Irpef: cosa c’è da sapere

A partire da Maggio, per molti lavoratori dipendenti arriverà il Bonus Irpef, ossia lo sconto sulle tasse del governo Renzi che farà crescere le buste paga. In una circolare, emanata dall’Agenzia delle Entrate, viene spiegato nel dettaglio come funzioneranno gli aumenti.

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Di seguito, le cose più importanti da sapere punto per punto.

Come funziona il bonus

Per 10 milioni di lavoratori verrà riconosciuto, fino Dicembre 2014, un bonus fiscale di circa 640 euro, che corrisponde a una media di 80 euro al mese, liquidato direttamente sullo stipendio dal datore di lavoro, il quale dovrà prima verificare se il dipendente possiede o meno i requisiti per ricervelo.

Chi beneficia del bonus

I contribuenti che hanno diritto al credito sono i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente o assimilato (per esempio un compenso da collaborazione coordinata e continuativa o a progetto) superiore a 8.145,32 euro e inferiore a 26mila euro annui lordi, cioè compreso tra circa 630 e 1.540 euro netti al mese (tenendo conto anche della tredicesima).

Gli incapienti esclusi e gli incapienti inclusi

Dal bonus sono esclusi tutti i lavoratori incapienti, quindi che guadagnano meno di 8.145 euro circa e che, già oggi, non devono pagare l’irpef perché beneficiano in pieno della detrazione da lavoro dipendente (pari a 1.880 euro). Tra i lavoratori incapienti, però, ve ne sono alcuni che potranno beneficiare del bonus, ossia quei che soggetti che non pagano l’irpef perché usufruiscono di altre detrazioni, diverse da quelle da lavoro dipendente. Come, per esempio, chi riceve degli sconti fiscali per le spese sanitarie o per il coniuge e i figli a carico.

Quando arriva il bonus

I datori di lavoro riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile, per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di Giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.

Il bonus ridotto

Chi ha un reddito che va dai 24 mila qi 26mila euro lordi, lo sconto fiscale verrà riconosciuto in misura ridotta. La quota del bonus sarà pari alla differenza tra la soglia massima di 26mila euro e il reddito dichiarato, divisa poi per 2mila. In questo caso, dunque, il contribuente avrà diritto alla metà del bonus di 640 euro, cioè a uno sconto fiscale di 320 euro da qui a fine anno, corrispondente a circa 40 euro mensili.

Il tetto dei 26 mila euro

Superata la soglia dei 24 mila euro lordi annui, il bonus si abbassa progressivamente fino ad azzerarsi quando vengono raggiunti i 26mila euro di reddito.

I disoccupati

Chi ha perso il lavoro dopo l’inizio dell’anno, ha diritto a percepire il bonus in proporzione ai mesi effettivamente lavorati nel 2014. Per esempio, chi ha lavorato fino al 30 Aprile, avrà diritto a circa un terzo del bonus di 640 euro, poiché risulta essere stato occupato per 4 mesi su 12. Visto che il lavoratore non ha più un sostituto d’imposta, cioè un’azienda che trattiene l’irpef sulla busta paga, potrà tuttavia avere il bonus soltanto nel 2015, quando presenterà la dichiarazione dei redditi relativa al 2014.

Bonus per colf e badanti

I soggetti titolari nel 2014 di redditi da lavoro dipendente, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica. Per esempio le colf casalinghe, e tutti i soggetti il cui rapporto di lavoro si è concluso prima di Maggio, potranno chiedere il credito nella dichiarazione dei redditi 2014, utilizzarlo in compensazione, o richiederlo a rimborso. Dunque, anche in questo caso lo sconto fiscale verrà erogato nel 2015.

Nel caso di credito non spettante

Il dipendente che percepisce il Bonus Irpef pur non avendone diritto, deve darne comunicazione al datore di lavoro, che provvede poi a recuperare dalla busta paga le somme liquidate indebitamente. Per esempio, chi ha un reddito da lavoro inferiore a 26mila euro ma che oltrepassa questa soglia grazie alla presenza di altri compensi (come un canone di affitto o la rendita catastale di una casa, diversa dall’abitazione principale).

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