Virus ebola: tre motivi per avere meno paura

Virus ebola: tre motivi per avere meno paura

L’ebola continua a fare paura. La settimana scorsa l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria internazionale, alimentando in tutto il mondo la preoccupazione.

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Il conteggio delle vittime ha raggiunto già i 1013 decessi nei Paesi africani secondo quanto comunicato ufficialmente dall’Oms. In Italia, essendo un Paese di ipocondriaci, la paura che il virus si diffonda è alta: basti pensare che, lunedì scorso, nel paese di Gallarate, in provincia di Varese, è scoppiato il caos alla notizia – poi rivelatasi infondata – di un uomo di origini africane che sarebbe stato contagiato dalla malattia.

Negli ultimi giorni, poi, da una parte continuano a rincorrersi notizie (che per ora tutte false) dell’arrivo della malattia anche nel nostro Paese, e dall’altra è scoppiata la polemica tra la questura di Palermo e gli agenti di polizia impiegati nell’operazione Mare Nostrum, che temono di essere contagiati dai migranti.

A calmare gli animi, però, ci pensa la rivista Mashable che fornisce tre buoni motivi per non farsi prendere dal panico. Ad avallare quanto riportato è stata Margaret Chan, direttore generale dell’Oms.

Innanzitutto, l’ebola non si trasmette per via aerea

Quindi, il virus non può passare da uomo a uomo attraverso particelle sospese nell’aria, ma solo attraverso il contatto con sangue, vomito o altri fluidi corporei infetti. E’ dunque per questo che la diffusione dell’ebola è stata assimilata dagli operatori sanitari a quella dell’Hiv o dell’epatite C.

Il virus ebola non si diffonde “senza controllo”

Si tratta, infatti, di un virus che può essere fermato prima ancora che arrivi e si diffonda rapidamente in un ospedale, ad esempio ​​facendo uso delle procedure igieniche e dei disinfettanti tipici dei nostri nosocomi. Inoltre, l’isolamento dei pazienti sospetti attraverso i protocolli standard di controllo delle infezioni (adottati dai sistemi sanitari più avanzati, ma purtroppo non sempre in Africa) dovrebbero essere sufficienti a impedire lo sviluppo di un focolaio.

Infine, l’ebola non sempre è fatale

Pur non essendoci, al momento, alcuna cura “ufficiale” per combattere il virus, non è detto che chi si ammala sia condannato. Per ora il trattamento prevede delle terapie di supporto che aiutino i pazienti a mantenere il sistema immunitario abbastanza forte da combattere il virus. Medicinali, antibiotici e integratori, uniti alla diagnosi precoce e alla rapida attuazione della terapia, dovrebbero aumentare in modo significativo le probabilità di sopravvivenza.

E anche se alcune fonti parlano di una mortalità del 90%, stando ai dati rilasciati la scorsa settimana, la percentuale di decessi sarebbe del 55% circa. E dovrebbe essere significativamente minore nel nord America e in Europa.

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