Tfr in busta paga: che cosa significa?

Tfr in busta paga: che cosa significa?

A partire dal 1° Gennaio 2015, i lavoratori italiani potrebbe trovarsi in busta paga altri 80 euro (circa!) al mese. Soldi, però, anticipati dal tesoretto messo da parte nel Tfr, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, per far ripartire i consumi.

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Si tratta del nuovo Piano di Governo che mira all’accordo fra banche e imprese sotto la supervisione del Ministero per nuove iniezioni di liquidità nelle tasche dei cittadini italiani, inizialmente solo i dipendenti privati.

Ovviamente, come ricorda anche la Stampa, non si tratta di “soldi in più, ma soldi in anticipo”. Infatti, l’idea del Governo Renzi è quella di far girare il 50% della buonuscita accantonata dai lavoratori nelle buste paga “per un periodo di un anno almeno, mentre non è ancora chiaro se il governo ha intenzione di metterlo in busta spalmato sulle tredici mensilità oppure in una volta sola”. Si tratterebbe in ogni caso di un intervento da “metà dello stipendio” che porterebbe, secondo Repubblica, un ulteriore bonus di 80 euro “per chi guadagna 2000 euro al mese”.

La scelta se optare o meno per questo anticipo è dei lavoratori e inizialmente la misura sarebbe attivabile solo per i dipendenti privati. Le associazioni delle Piccole Imprese hanno però già definito l’ipotesi “inattuabile”, poiché per le imprese al di sotto dei 50 dipendenti il Tfr che i lavoratori non hanno destinato ai fondi pensione, che è la maggior parte, è fonte di liquidità immediata, “è debito a lunghissima scadenza” e anticiparlo in blocco ai lavoratori significherebbe “un buco da 5 miliardi di euro”.

Così facendo, il governo pensa di coprire questo buco attraverso un patto “fra Associazione Bancaria Italiana, Confindustria” ed esecutivo per “attingere agli strumenti messi a disposizione dalla Banca Centrale Europea” per compensare queste “sottrazioni di liquidità”.

Secondo la Stampa però “bisognerà vedere se le banche saranno disposte a finanziare queste imprese” e visti gli ultimi dati sulla stretta creditizia la cosa è tutt’altro che scontata. Altra questione è quella fiscale: il Tfr oggi gode di tassazione privilegiata, se finisce in busta paga “si cumulerà con la parte restante del reddito, contribuendo ad alzare l’aliquota marginale Irpef?”

Per ora nulla è chiaro, a partire dal Ministero da dove affermano che “per ora non c’è un piano”.

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