Stop The Beauty Madness, la campagna contro gli standard di bellezza

Stop The Beauty Madness, la campagna contro gli standard di bellezza

È inutile negarlo: la nostra vita è inevitabilmente segnata dall’immagine. Viviamo in un’epoca in cui i modelli perfetti proposti idealizzano il concetto di bellezza associandolo a figura magre (troppo!), atletiche e giovani.

Stop The Beauty Madness

A essere maggiormente condizionata dallo stereotipo proposto è la nuova generazione che cresce seguendo standard che definiscono ciò che è bello da quello che non lo è, ciò che vale da quello che non vale. E le problematiche legate a questa visione distorta del bello, sono ben note: anoressie e bulimia accompagnate da ripercussioni psicologiche che affliggono centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Proprio contro questi canoni irreali è stata lanciata Stop The Beauty Madness, la campagna pubblicitaria fotografica ideata da Robin Rice e composta da venticinque immagini, ognuna con uno slogan diverso diretto a combattere quel convincimento interiore che la bellezza sia il fattore determinante per definire il valore di una donna.

“Abbiamo voluto utilizzare ciò che era là fuori per fornire una lente correttiva su come le donne percepiscono certe immagini”, ha affermato la Rice. I temi toccati sono proprio la bellezza, l’età, il colore della pelle, la forma fisica e anche il modo di vedere la donna.

“La mia principale missione – ha continuato la fondatrice di Be Who You Are Production, sito con cui promuove i suoi progetti e le sue idee – è quella di far capire che se le donne si preoccupano del loro peso e del loro aspetto fino al punto da porsi al di fuori del mondo reale, poi si rischia di perdere la consapevolezza che esistono individui straordinari, la cui importanza è fondamentale per tutti noi”.

Certo, cambiare la cultura della bellezza dall’oggi al domani è impossibile e la Rice ne è consapevole. L’importante, però, è riuscire a scatenare nelle donne quella reazione istintiva che spinge a pensare, sfogliando un giornale, anche solo per un secondo: “Aspetta un minuto, ma veramente credo in questo?”.

http://noigiovani.it

Lascia un commento