Soundgarden: la rinascita del Seattle Sound

Soundgarden: la rinascita del Seattle Sound

Facciamo qualche passo indietro. 9 Febbraio 1997. I Soundgarden tengono l’ultimo concerto della loro carriera ad Honolulu: litigano sul palco dimostrando, davanti ai fan sconcertati, di non avere più energia, voglia, né ispirazione. Erano stati uno dei gruppi-chiave del grunge dei primi anni ’90, inventando una formula hard rock/metal di ispirazione zeppeliniana che aveva caratterizzato il Seattle Sound, e generato album storici come Ultramega OK, Badmotorfingere Superunknown.

Ritorniamo ai nostri giorni. 13 Novembre 2012. Esce per la casa discografica Seven Four/Republic Records, King Animal, nuovo album della band di Seattle a ben 16 anni di distanza da Down On the Upside, uscito ormai nel lontano 1996, poco prima della separazione definitiva che diede il via alla carriera solista di Cornell, oltre che alla nascita degli Audioslave.

I Soundgarden sono sempre gli stessi: Chris Cornell, KimThayil, Matt Cameron e Ben Shepherd. Hanno ritrovato il gusto di suonare insieme, girano per concerti da un paio d’anni e si sono finalmente convinti di poter affrontare una “seconda vita” di rock. Il tanto atteso sesto album, prodotto dalla band e da Adam Kasper, ha il gusto agrodolce di operazioni di questo genere: l’incendiaria energia di una band che oltre al carisma giovanile ora aggiunge l’esperienza, il peso degli anni che passano, la scelta di non rischiare niente di veramente nuovo, con un repertorio che viaggia sicuro su binari tracciati dalla storia, personale e non (forse a qualcuno questa storia puzzerà di dollaroni, e forse è così, ma se tutte le reunion portassero a nuovi dischi come questo, allora che siano le benvenute!).

L’album ha venduto 83.000 copie negli Stati Uniti nella sua prima settimana di uscita ed è sbarcato in posizione # 5 della Billboard 200 chart, il che rende questa posizione la terza più alta della carriera dei Soundgarden dato che i loro precedenti due album in studio, Superunknown (1994) e Down on the Upside (1996), arrivarono in posizione # 1 e # 2, rispettivamente.

Il primo singolo lanciato in rete qualche mese fa è stato “Live to rise”, seguito poi da “Worsedreams” e “Beenawaytoo long”, ed infine da un ultimo inedito, dal titolo “Non-state actor”, che dimostra ancora una volta che King Animal è un album brillante, eseguito con precisione e professionalità, che testimonia la chimica innata tra i componenti della band.

“I got nowhere to go ever since I came back…” dice Chris Cornell nel primo pezzo chiamato non a caso “Been Away Too Long” e posto come singolo di apertura: sta cantando di Seattle, la sua patria natale, ma anche dei Soundgarden e di quello che venne chiamato comunemente “grunge”. Tuttavia non si è più negli anni dell’autolesionismo, dei cucchiai scaldati alla fiamma di un accendino e delle sbornie, quel tipo di grunge è svanito nella decade dei nineties. Ora a suonare sono pressoché sobri quarantenni che si confessano ed evocano ricordi che si mescolano ai riff, ai pattern di basso-batteria e alle liriche di questo disco del ritorno. Ma, esteticamente parlando, nulla è cambiato: sentire Cornell urlare fa ancora gasare l’audience, Thayil mostra ancora di sapere come si fa a scrivere riff “groovy” e la coppia Cameron-Shepherd incornicia la struttura perfetta dei brani. Lontani dall’epicità di Superunknown, lontani anche dalla potenza di Badmotorfinger, i brani si presentano con più semplicità, rendendo King Animal molto diretto, frutto dell’esperienza maturata con gli anni (anche se l’ombra dei Led Zeppelin e di quella scuola è ancora lunga e pesante…). Non c’è una vera e propria hit monumentale, come negli altri dischi: “Black Saturday” non è “Fell On Black Days”, ma funziona benissimo e ha un sound elastico, visionario e di certo non meno suggestivo; “A Thousand Days Before” non è “Black HoleSun” ma è da greatest hits della band.

Alla fine è più il dolce dell’aspro: King Animal finisce con una frase simbolica, così come era cominciato: “Don’t know where I’m goin’..I just keep on rawling / I heard an echo but the answer has changed / From the word I remembered / That I started out sayin’ / Life is cheating if you’re not pulling oars / The current is leaving…”.

Certamente di tempo ne è passato, e tanto, dal loro lontano ultimo disco ma risentire ancora quei riff, quella voce, quello stile forse fa sentire “datati”, ma fa anche ritornare a sorridere, abbassare il finestrino, appoggiare il gomito e alzare il volume. Difficilmente si poteva chiedere di meglio ad una reunion, oggi.

Laura Cundari

http://noigiovani.it

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