Simbolismo e proprietà del Fiore di loto, un legame di antichissima data

Simbolismo e proprietà del Fiore di loto, un legame di antichissima data

Originario dell’America, Asia e Australia, il Fiore di Loto è espressione della perfezione e della purezza, della creazione e della vita stessa, ha un simbolismo filosofico e religioso molto complesso e di antichissima data.

Fiore di loto

Il Fiore di Loto, il cui nome scientifico è nelumbo, si suddivide in due specie:

- Nelumbo lutea (Willd), originaria dell’America centro-meridionale ma da molto tempo viene ormai coltivata dai nativi del Nord America per il consumo alimentare sia dei semi che dei rizomi;

- Nelumbo nucifera (Gaertn) invece è una specie originaria dell’Asia e dell’Australia, nota volgarmente col nome di Fior di Loto asiatico. È una pianta acquatica caratteristica per la sua crescita molto rapida. Le foglie si presentano larghe e piatte mentre i fiori possono variare dal bianco al rosa, dal giallo al rosso.

In particolare, la Nelumbo nucifera è il Loto indiano che tutti conosciamo. Considerato un fiore sacro, sia per l’Induismo che per il Buddhismo, è chiamato anche con i nomi di Loto Blu, Giglio Sacro o Fagiolo dell’India. Nella stessa India e in Vietnam, il Fiore di Loto è il fiore nazionale.

Fra i simbolismi più noti legati a questo fiore, vi è quello della rappresentazione dei centri energetici sottili nel corpo umano, detti chakra. Per questo è considerato un fiore sacro, il fiore degli Dei, tanto che i Buddisti indiani rappresentano il Budda come se fosse un Fiore di Loto. Nell’antica Grecia il Fior di Loto simboleggiava invece la bellezza e l’eloquenza.

Viene anche considerato simbolo di purezza e questo probabilmente per il cosiddetto effetto loto, che è la capacità, osservata in questo fiore, di mantenersi pulito autonomamente, malgrado viva in laghi fangosi. Infatti, sue le foglie sono rivestite da cristalli di cera idrofobica che obbligano l’acqua a scivolare via in tante goccioline che si formano grazie all’alta tensione superficiale presente sulla foglia, portando con sé la fanghiglia e i piccoli insetti. Non è un caso se, negli ultimi anni, si sta cercando attraverso le nanotecnologie di riprodurre tale proprietà peri tessuti e le vernici.

Inoltre, tutte le parti di questo fiore sono commestibili e apprezzate da oltre un millennio per le loro proprietà antidiarroiche, febbrifughe e vitaminiche, confermate anche da recenti studi scientifici. Ecco perché di questa pianta non si butta via niente. I semi seccati vengono mangiati come salatini, cucinati come popcorn e utilizzati in pasticceria e dagli stami del fiore si ricava un té profumato, mentre le foglie sono utili per avvolgere gli alimenti.

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