Silvio Berlusconi e i mulini a vento

Silvio Berlusconi e i mulini a vento

berlusconi come don chisciotteIeri la Germania era a terra, oggi è risorta” è il commento della voce fuori campo ne “Il grande dittatore“. La voice off continua traducendo il discorso del dittatore rivolto al popolo “la democrazia fa schifo. La libertà fa schifo. La libertà di parola fa schifo…per essere grandi bisogna stringere la cinghia…” la folla lo acclama e anche i microfoni arretrano al suo cospetto. E’ il potere della parola, della retorica. Charlie Chaplin, genio satirico indiscusso, lo sapeva bene e la sua denuncia contro ogni forma di totalitarismo riecheggia nella storia, non solo in quella del cinema.

La satira di settanta anni fa rivolta ad Hitler è però attuale e calzante per Silvio Berlusconi. Già, perchè Berlusconi ha spodestato Angelino e si è ripreso il PDL.
L’Italia è a terra, oggi è risorta” è probabile che si ripeta fra sè e sè Silvio Berlusconi da qualche giorno a questa parte. E’ probabile che lui ci creda a questo stornello da quando ha dichiarato di essere pronto a rientrare in politica.

Da dove comincia? da una vecchia promessa: abolire l’imposta ICI sulla prima casa. Nel 2006 le elezioni furono vinte da Prodi, ma il suo governo cadde. B. divenne il nuovo premier e mantenne la promessa.  Coerenza = consensi.

Nel dicembre del 2012, allo scadere della seconda rata dell‘IMU (l’imposta municipale unica che ha sostituito, aumentando il prelievo, l’ICI), Berlusconi cavalca sul malcontento popolare e ci riprova. Infatti, l’accusa mossa al governo Monti è di aver messo in ginocchio le famiglie, e quindi, per tutelare i loro interessi, Berlusconi fa lo sgambetto ai tecnici e tenta di togliere la fiducia all’attuale Governo senza però riuscirci.
Sull’Agi si legge “La strategia berlusconiana è di non arrivare allo strappo ma concordare un’uscita di scena “dolce” di Monti, senza un voto di sfiducia in Parlamento. Condizione non negoziabile il via libera all’election day il 10 e l’11 marzo (fatta eccezione per il Lazio, che andrà al voto a febbraio). Sul punto, viene spiegato, Berlusconi e il partito sono irremovibili: non si può andare oltre e non si può votare per le regionali e per le politiche in due momenti distinti.”  Se, tuttavia, il presidente del Consiglio e il Quirinale dovessero “impuntarsi”, se dovessero – viene spiegato – non tenere in debito conto il “segnale chiaro” che il Pdl ha oggi inviato a palazzo Chigi e Colle, allora il partito di via dell’Umiltà agirà di conseguenza, facendo cadere il governo. Berlusconi prepara già il discorso della ridiscesa in campo: l’intenzione sarebbe di presentarsi in aula alla Camera in occasione del voto finale sulla legge di stabilità e annunciare la ricandidatura a premier, spiegando davanti alle telecamere, nell’aula di Montecitorio, di essere costretto a tornare in prima linea per salvare il Paese dal baratro di una recessione che rischia di non aver fine e in cui l’attuale esecutivo ha condotto l’Italia.”

Gioca all’osso duro e vuole tenere i piedi in due staffe. Berlusconi dovrebbe capire che la gente è stanca delle sue macchinazioni, volte nella maggior parte dei casi ad un tornaconto personale: Decreto Biondi (1994), Legge Tremonti (1994), Legge Maccanico (1997), D’Alema salva-Rete4 (1999), Falso in bilancio (2002),  Condono fiscale (2002), Lodo Maccanico-Schifani (2003), Autoriduzione fiscale (2004), Lodo Alfano (2008), Illegittimo impedimento (2010) e sono solo alcune delle leggi “Ad personam” di Berlusconi.

Forse B. non si è ancora accorto di non godere del sostegno di un tempo. A parte i suoi fedelissimi, l’ex premier sta perdendo quota iniziando dalle sue file: ben 10 deputati del PDL hanno dato fiducia al governo Monti, disobbedendo all’ordine sul voto al Decreto legge che introduce tagli ai costi della politica negli enti locali, mentre la maggior parte dei senatori Pdl decide di non votare. E anche il popolo non vuole il suo ritorno: “Il 67 percento degli elettori del Pdl condivide la scelta di Silvio Berlusconi di scendere in campo, mentre il 23 percento non è d’accordo. Guardando all’intero bacino elettorale, il 73 percento degli elettori non è favorevole al ritorno in campo di Silvio Berlusconi.”
E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg in esclusiva per Agorà, su Rai Tre.

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