Roberto Benigni recita la Costituzione italiana

Roberto Benigni recita la Costituzione italiana

Roberto Benigni: “La vera democrazia sono questi principi che il popolo si è dato quando era sobrio, sano, giusto e bello. Il popolo si è incoronato sovrano”

Con grande pathos Roberto Benigni inneggia alla Costituzione italiana e al suo grande valore intrinseco: “E’ la più bella di tutte“.
E’andata in onda su Rai Uno “La più bella del mondo” serata evento dedicata alla Costituzione della Repubblica Italiana. Sono stati più di 12,6 milioni i telespettatori rimasti incantati alla tv per ascoltare Roberto Benigni che ha colpito con la sua ironia sulla politica e la sua esegesi della Costituzione, parlando ed interpretando i dodici principi fondamentali, come nessuno ha mai fatto.

Il comico toscano arriva sul palco del Teatro 5 e ci tiene a ringraziare coloro che hanno reso possibile l’evento “su un argomento che più bello non si può”: “Volevo prima di cominciare fare un ringraziamento per essere nelle case di tutte gli italiani con la Costituzione. Grazie a chi mi ha dato la possibilità di entrare nelle case di ognuno, voi a casa, i vertici della Rai, il Presidente e il Direttore Generale della Rai, il Presidente della Repubblica”. Comincia lo show: “Il Presidente della Republica mi ha detto: “Non devi ringraziare me, ma chi sta molto più in alto di me”. Il Papa mi ha detto: “Non devi ringraziare me, devi ringraziare una persona che conta molto più di me”. Allora ringrazio il Signore e il Signore mi fa: “Non devi ringraziare me, devi ringraziare una persona che conta molto più di me”. E allora Silvio, grazie!”.
Gli attacchi satirici su Berlusconi non sono mancati, più volte ha incalzato sul “Signor Pietà” ma non ha risparmiato considerazioni e battute su Monti, Bersani, Renzi, Grillo, Alfano nonché sulla grave crisi economica, occupazionale ed umana.

Ma ecco che arriva la reale bellezza su cui è stato progettato lo spettacolo, la lettura della Costituzione.

L’articolo 1 della costituzione recita L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Benigni sviscera i punti di questo principio, con tutta l’anima che ha in corpo, ed esalta come L’italia sia l’unica nazione al mondo ad essere fondata sul lavoro, lavoro che vuol dire impegno, passione. E mette in evidenza quanto questo principio fosse ben chiaro nelle menti dei padri fondatori che avevano vissuto tra dittature e guerre.

Arriva l’articolo 3 che prevede l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali e il comico ci fornisce un’interpretazione dal sapore hippyMa questo l’hanno scritto a Woodstock, è Imagine di John Lennon trent’anni prima. Me li immagino a Montecitorio, come fricchettoni, che si passano il ‘cannone’ “.
La Costituzione italiana, realizzata da giovani desiderosi di offrire un futuro migliore alle generazioni della nascente Repubblica, è semplicemente perfetta: “Mentre la legge vieta, ti trattiene, fa paura, la Costituzione spinge, ti protegge, ti vuole bene, è la nostra mamma, è tutto a favore. I dieci comandamenti sono tutti un no, la Costituzione è tutto un sì, è la legge del desiderio“.

Uno degli inviti di Benigni è quello di non sottrarsi dalla politica.

Amate la politica, perché la politica è la costruzione della nostra vita. La Costituzione è stata scritta da uomini che parlavano di politica dalla mattina alla sera. Disprezzare la politica è come disprezzare sè stessi. Ci sono politici tremendi, ma se un padre schiaffeggia un bambino dalla mattina alla sera, è quel padre ad essere tremendo. Non tutti i padri sono così. Quando diciamo che i politici sono tutti uguali, facciamo un gran favore a quei politici cattivi. Il secondo nemico della Costituzione è il voto. Votare è l’unico strumento che abbiamo. Per arrivare a votare ci sono volute migliaia di persone morte. Guardate che ognuno di noi ha un potere più di quello che pensa in questo modo e la cosa più terribile è quella di chiamarsi fuori, di non votare. Se non si vota, si fa come Ponzio Pilato, si da il potere alla folla. E la folla sceglierà sempre Barabba”.

Ciò che fa più riflettere, e forse paura, è che non ci siano politici capaci di creare e investire in un futuro possibile, e come i nostri cuori e la nostra speranza possa essere rimessa in moto dai “comici”. Comici di professione e non pagliacci, come buona parte della classe politica che ci rappresenta. Abbiamo postato solo due dei dodici articoli della Costituzione raccontati da Benigni e non è stata una scelta casuale. Quelli sopra citati sono quelli che più descrivono la fragilità dello stato in cui viviamo. Uno stato che ci ha fatto dimenticare la bellezza della nostra Costituzione.

1 Commento

  1. Bastian Contrario says:

    Benigni spiega la costituzione, bene!
    Eravamo tutti in trepida attesa all’avvento del “diavolaccio” toscano.
    Non c’è bisogno di dire, e non sono il solo, che la delusione è tanta, e mi sono anche risparmiato di vederlo in diretta.
    Internet ci aiuta vedere ciò che non possiamo, ed a ricordarci che alcune cose è meglio che rimangano nei cassetti della memoria.
    Quelli della mia generazione ricordano il benigni che venne allontanato dalla tv, sia pur per un breve periodo
    per un “wojtylaccio” detto senza rèmore, ricordano l’irriverente ed anticlericale “Pap’occhio”, ricordano “il piccolo diavolo”.
    TuttoDante fu un successo, il primo dopo “La vita è bella”, ma a quel punto la chiesa complimentandosi con lui riesce a far pace e firmare una sorta di armistizio, avvolgendo il signor Benigni, con una guaina protettiva che ancora lo sostiene.
    Uno che si è sempre fatto burle di dio, riceve i complimenti della chiesa, il mondo è proprio cambiato, a questo punto il nostro inizia a fare il chirichetto, e ci riesce anche bene.
    Nonostante il delirio, meglio Grillo, che non si è fatto intimidire neanche un po’ dall’esilio televisivo.
    Dopo la Divina Commedia, la Costituzione, bene, che andando a cercare il pelo nell’uovo, il popolo non si è data, ma vabeh, ormai siamo in ballo…
    E poi, ancora le battutine sul cavaliere, si sperava in qualcosa di più “alto”, ed invece niente, siamo sempre lì, siamo alla frutta.
    La fiamma del “diavolaccio” si è spenta tristemente con lo sventolìo del suo ultimo cachè, ed ora ci aspettiamo il botto con l’evento
    del secolo, in cui il “fu” comico commenterà la “Sacra Bibbia”, una storia fantasy, ma con qualche spunto interessante.
    Alla prossima.

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