Riforme, torna l’immunità parlamentare: ecco cosa prevede

Riforme, torna l’immunità parlamentare: ecco cosa prevede

Prosegue tra i litigi e le aspre contrapposizioni il percorso delle riforme istituzionali avviato dal Governo Renzi. Uno dei nodi che maggiormente tengono in sospeso l’esito del procedimento è, senza dubbio, il tema dell’immunità parlamentare.

renzi-immunità parlamentare

Un tema che ha aperto un vivace e movimentato dibattito all’interno dello stesso Partito Democratico e della maggioranza, anche se, almeno per il momento, il disegno di legge costituzionale, firmato dal Ministro Boschi. Sembra procedere spedito verso la discussione in Aula, prevista per il 9 Luglio prossimo. La Commissione Affari Costituzionali ha infatti dato il via libera al disegno di legge, deliberando nel senso di mantenere la previsione dell’immunità per i componenti del nuovo Senato: una decisione che ha causato notevoli malumori in gran parte delle opposizioni ed in particolare nelle file di M5S e Sel. Favorevoli invece Forza Italia e Lega Nord. Ma cosa prevede il ddl Boschi per quanto concerne l’immunità?

L’emendamento proposto dai relatori Anna Finocchiaro (Partito Democratico) e Roberto Calderoli (Lega) modifica in maniera sostanziale l’istituto dell’immunità previsto nel testo originariamente predisposto dal Consiglio dei Ministri: con la nuova formulazione, infatti, l’immunità parlamentare si estende anche al Senato nella sua nuova composizione. L’approvazione dell’emendamento ha fatto così saltare la modifica al testo attualmente vigente della Costituzione ripristinando, di fatto, l’immunità prevista dai Padri Costituenti.

Questa modifica ha ripristinato le tutele previste dal testo dell’articolo 68 della Costituzione per tutti i componenti del Parlamento. Pertanto, allo stato attuale, sono ripristinati l’insindacabilità dei voti e delle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Inoltre rimane l’obbligo di richiesta di autorizzazione a procedere per perquisizioni a carattere personale o relative all’abitazione del parlamentare, così come per tutte le forme di arresto, detenzione e restrizione della libertà personale, ad eccezione di quelle derivanti dall’esecuzione di una sentenza definitiva o nei casi in cui il parlamentare sia stato colto in flagranza di reato. Rimane, inoltre la necessità, per le autorità giudiziarie, di richiedere l’autorizzazione preventiva per compiere intercettazioni e sequestri della corrispondenza.

L’approvazione dell’emendamento rischia di creare una situazione esplosiva: non ci stanno, come ampiamente annunciato, Movimento 5 Stelle e SEL che votano contro. I 5 Stelle sottolineano come questa decisione, in un contesto all’interno del quale non appaiono ancora chiare le modalità di elezione dei Senatori, appaia paradossale e contraria ad una logica di dialogo con i cittadini. Una presa di posizione che non ha risparmiato una dura critica all’opposizione da parte di alcuni senatori democratici, che hanno sottolineato come fossero stati i 5 Stelle stessi, in un primo momento a richiedere il ripristino dell’immunità salvo poi fare marcia indietro. Si defila anche Minzolini (Forza Italia), che preferisce astenersi dalla votazione.

Ma anche all’interno della maggioranza si preannunciano strascichi: il primo malumore arriva da Linda Lanzillotta (Scelta Civica): la Vicepresidente del Senato ha affermato che il mantenimento dell’immunità per i Senatori costituisce una mancata ammissione del diverso ruolo che questi dovrebbero avere nel futuro assetto istituzionale. L’opposizione dell’ex Ministro, unita con i diffusi malumori in area democratica, potrebbero causare qualche grattacapo imprevisto per il Governo, nonostante la calendarizzazione della discussione assembleare del disegno di legge costituzionale.

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