Riforme, il Senato ha approvato gli articoli 22, 23 e 24

Riforme, il Senato ha approvato gli articoli 22, 23 e 24

Oggi, 6 Agosto, sono ripresi a Palazzo Madama i lavori nell’Aula del Senato sulla riforma costituzionale.

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Si è iniziato dagli articoli 21 e seguenti del disegno di legge, ossia quelli che riguardano l’elezione e le funzioni del presidente della Repubblica.

Elezione diretta inammissibile

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato inammissibili gli emendamenti per introdurre l’elezione diretta del capo dello Stato, tra cui quelli a prima firma Gasparri e Casini, affermando che “non vi è alcun dubbio dell’importanza delle questioni trattate. La presidenza non può entrare nel merito ma tener conto dei rilievi tecnici”, pertanto “ritiene di non procedere all’esame degli emendamenti” anche considerata “la valutazione di inammissibilità già svolta in commissione”.

Il Partito democratico si era detto contrario, mentre Corradino Mineo aveva firmato l’emendamento di Casini.

500 mila firme per chiedere un referendum

Un emendamento dei relatori ha poi riportato a 500 mila il numero delle firme per chiedere un referendum. Ma se i proponenti dovessero raccogliere più di 800 mila firme, scatta un quorum più basso per l’approvazione, calcolato sulla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni. Altrimenti serve la maggioranza assoluta degli aventi diritto.

Delegati regionali esclusi

L’Aula del Senato ha dato il via libera anche agli articoli 21-24 della riforma costituzionale, che riguardano il presidente della Repubblica.

L’articolo 21, in particolare, modifica il sistema di elezione del capo dello Stato, escludendo dalla platea i tre delegati in rappresentanza delle Regioni e cambiando il quorum di elezione.

Darà fiducia solo la Camera

“Il governo deve avere la fiducia della Camera dei deputati”, è invece quanto afferma l’art. 25 approvato in Aula al Senato con 179 sì, 40 no e 8 astenuti. Attraverso questa modifica costituzionale il nuovo Senato non avrà il potere di dare e togliere la fiducia al governo, potere che spetterà alla sola Camera.

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