Riforma scolastica: i 12 punti de “La Buona Scuola” di Matteo Renzi

Riforma scolastica: i 12 punti de “La Buona Scuola” di Matteo Renzi

“Vi propongo un patto educativo non l’ennesima riforma, non il solito discorso che propongono tutti i politici, una cosa diversa. Abbiamo un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana”. A parlare è Matteo Renzi che, su un video pubblicato sul sito passodopopasso, ha introdotto l’attesissima riforma della scuola.

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Dopo giorni di anticipazioni, indiscrezioni, desideri e ricostruzioni, il governo ha finalmente rilasciato il rapporto “La buona scuola – Facciamo crescere il Paese” che riassume in dodici punti tutti gli impegni e le idee per rinnovare l’istruzione italiana.

Stop al precariato

Il rapporto prevede “un piano straordinario per assumere 150mila docenti a settembre 2015 e chiudere le Graduatorie a Esaurimento [Gae]”. Si tratta di “graduatorie storiche da cui è previsto che ogni anno venga attinto il 50% di tutti i nuovi doventi da assumere – essendo il restante 50% riservato ai vincitori di concorsi per docenti della suola”, e che, a sette anni dalla chiusura, sono ancora “intasate” da 155mila aspiranti docenti.

Per l’anno scolastico 2014-2015, il governo prevede di assumere 15mila unità (circa 7.700 su cattedre ordinarie e 6.700 su posti di sostegno). Il botto, secondo le previsioni del governo, dovrebbe avvenire nell’anno scolastico successivo, con l’assunzione in blocco delle restanti 148.100 persone (quelle che resteranno nelle Gae e i vincitori del concorso del 2012). Un’operazione che costerà circa 3 miliardi di euro, cifra che potrebbe scendere di 300-350 milioni l’anno riducendo efficientemente le supplenze brevi.

Basta supplenze

Il piano di assunzioni proposto dovrebbe garantire alle scuole “un team stabile di docenti” per coprire cattedre vacanti, tempo pieno e supplenze, dando agli studenti una continuità didattica fondamentale per la formazione. Così facendo, dovrebbe sperire la dispendiosa figura del docente supplente.

Dal 2016 in cattedra solo per concorso

Il governo punta a tornare (o meglio: a entrare per la prima volta) in un regime normale, in cui si accede alla scuola solo per concorso. Secondo le previsioni, saranno assunti “40mila giovani qualificati tra il 2016 e il 2019. Si diventerà docenti di ruolo solo per concorso, come previsto dalla Costituzione. Mai più “liste d’attesa” che durano decenni”.

Qualità, valutazione e merito

Il rapporto proposto prevede anche una serie di adeguamenti sullo stipendio dei docenti: “Ogni 3 anni 2 professori su 3 avranno in busta paga 50 euro netti al mese in più grazie a una carriera che premierà qualità del lavoro in classe, formazione e contributo al miglioramento della scuola”, valutati da ogni scuola con dei Rapporti di Autovalutazione stilati a partire dal 2015.

Formazione e innovazione

Formazione continua obbligatoria, incentrata soprattutto su temi di pedagogia e didattica innovativa (“Per valorizzare i nuovi Don Milani, Montessori e Malaguzzi”, racconta il rapporto) per tutti i docenti.

Dati e profili online

I dati di ogni scuola (budget, valutazione, progetti finanziati) saranno online e pubblicamente accessibili entro il 2015. Sarà inoltre istituito un registro nazionale dei docenti “per aiutare i presidi a migliorare la propria squadra e l’offerta formativa”.

Sblocca scuola

Snellimento buracratico del pachiderma dell’istruzione. Nelle intenzioni dei legislatori, presidi, docenti, amministrativi e studenti saranno al lavoro per individuare e abolire le cento procedure burocratiche più gravose per la scuola.

Scuola digitale

Ogni scuola sarà dotata di banda larga e wifi, grazie a piani di coinvestimento. Il governo ha intenzione di adottare la modalità del cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device, cioè Porta il tuo dispositivo): “La didattica viene fatta su dispositivi di proprietà degli studenti, e le istituzioni intervengono solo per fornirle a chi non se lo può permettere”.

Più musica, arte ed educazione fisica

Il piano prevede di aumentare le ore di musica ed educazione fisica nella scuola primaria e di storia dell’arte nella scuola secondaria.

Più inglese ed economia tra i banchi

Verrà introdotto l’insegnamento della lingua inglese a partire dai 6 anni, di coding e pensiero computazionale nella scuola primaria, dei principi dell’economia nella secondaria. Un piano, questo, che ci riporta, nelle intenzioni, al governo Berlusconi e alle famose tre i (Internet, inglese, impresa).

Scuola fondata sul lavoro

Negli istituti tecnici e professionali sarà intensificata l’alternanza scuola-lavoro, per un totale di circa 200 ore l’anno, offrendo stage, tirocini e apprendistati sperimentali.

Scuola per tutti, tutti per la scuola

Per fare tutto questo, il governo prevede di “attirare risorse private (singoli cittadini, fondazioni, imprese) attraverso incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche”. Senza tasse aggiunte.

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