Riaperto il Museo degli orologi da torre (Benevento)

Riaperto il Museo degli orologi da torre (Benevento)

museo-degli-orologi-san-marco-dei-cavotiIl Museo degli Orologi da Torre del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e del Comune di San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento, torna a “rivivere” dopo un lavoro di ristrutturazione e restauro. E’ stato arricchito e migliorato l’allestimento e valorizzata la raccolta di questo museo unico nel suo genere in Italia e in Europa, custodisce 50 orologi da torre a partire dal 1500, testimoniano il progresso scientifico e l’ evoluzione tecnologica nel misurare il tempo..

I pezzi conservati sono piccoli capolavori di meccanica, che richiedevano a un artigiano anche quattro o cinque anni di lavoro per costruirne uno, tenendo conto delle attrezzature del periodo. Il museo conserva e valorizza la collezione del maestro orologiaio Salvatore Ricci, acquistata nel 2000 dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) che ha dato il via alla collaborazione con il Comune di San Marco. Ricci ha raccolto questi meccanismi dagli amministratori dei Comuni che gli chiedevano di installare un moderno orologio elettrico invece restaurare quello originale. Il maestro orologiaio è riuscito a rimetterli in funzione, assemblando e a volte ricostruendo ingranaggi ed altre parti meccaniche, fino a riportare il macchinario a nuova vita.  ”Con l’inaugurazione di oggi comincia una seconda vita per il museo degli orologi da torre di San Marco dei Cavoti, ha rilevato il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Luigi Nicolais, intervenuto all’inaugurazione della sede rinnovata.Gli orologi meccanici – ha aggiunto – una volta rivestivano un’importante funzione sociale: consentivano la misurazione e la scansione dei tempi della vita collettiva, determinavano l’organizzazione dei lavori, accompagnavano e traguardavano il pensiero scientifico a nuove conquiste. Curarne e tramandarne la storia, il funzionamento e il significato simbolico è per noi – ha concluso Nicolais – motivo di grande soddisfazione, perchè ci aiuta a svelare l’intimo e sfuggevole rapporto che anima e lega la scienza e le tecnologie alla società”.

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