Proteste di Hong Kong: cosa che c’è da sapere sulle manifestazioni di #Occupycentral

Proteste di Hong Kong: cosa che c’è da sapere sulle manifestazioni di #Occupycentral

Il fiume di uomini che nel week end ha occupato strade e piazze a Hong Kong sembra tutt’altro che intenzionato a fermarsi. Una grande mobilitazione popolare da più parti paragonata simbolicamente ad una sorta di nuova piazza Tienanmen.

proteste di hong kong

Nonostante gli appelli del ‘premier’ locale Leung Chun-ying, anche martedì, infatti, il giorno prima dell’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, i manifestanti hanno deciso di mantenere la posizione, continuando a chiedere maggiore democrazia da parte del Dragone.

In questo articolo, cercheremo di spiegare come è iniziata la protesta a Hong Kong, diventata famosa in tutto il mondo come #Occupycentral.

I manifestanti

Si tratta principalmente di studenti, liceali e universitari. Ma, tra le 80 mila persone scese in piazza nel week end appena trascorso, hanno preso parte, attraverso l’iniziativa del gruppo pro-democratico Occupy Central for Love and Peace, anche cittadini di ogni età e di ogni provenienza sociale. Questo ha ovviamente elevato la protesta iniziale ad un vero e proprio movimento che ha coinvolto larghe fette di popolazione, contribuendo ad alzare la tensione tra la piazza, il governo locale di Hong Kong e il Dragone.

Perché e quando sono iniziate le mobilitazioni?

Le prime proteste sono iniziate tra la fine di Agosto e l’inizio di Settembre con il boicottaggio delle lezioni da parte di studenti universitari e del liceo. La scintilla che ha fatto scattare la mobilitazione è stato il “no” di Pechino alla possibilità di elezioni effettivamente libere per il 2017, quando ai cittadini sarà permesso per la prima volta di votare il governo locale di Hong Kong. In poche parole, nonostante sia previsto un appuntamento elettorale apparentamente democratico, in realtà i potenziali candidati alla carica di ‘premier’ del governo devono essere preventivamente approvati dal Dragone attraverso un’apposita commissione. Ovviamente, questo, non è stato preso bene dai cittadini, i quali lamentano inoltre l’eccessivo controllo cinese nonostante le belle parole spese da Pechino dopo il 1997, quando Hong Kong è tornata ad essere sua proprietà in seguito agli anni dell’occupazione britannica.

Sostanzialmente, le richieste dei manifestanti sono due:

- Libere elezioni pienamente democratiche per il 2017, senza alcuna interferenza da parte cinese;
- Dimissioni dell’attuale esecutivo locale e del ‘premier’ Leung Chun-ying.

Ma come funziona il rapporto tra Cina e Hong Kong?

Dal 1997, anno in cui Hong Kong è tornata a essere cinese, Pechino garantì alla città il mantenimento di una propria sorta di autonomia, libera quindi dalla forte impronta comunista dell’establishment della capitale. Questo, almeno, per 50 anni, quando nel 2047 tutta l’area tornerà sotto il controllo del Dragone. Ovviamente, come ne sono dimostrazione le grandi proteste di questi giorni, le promesse sono state largamente disilluse. Molti cittadini si sentono stretti nella morsa cinese, che oltre a controllare la Difesa e la politica Estera di Hong Kong pone veti piuttosto restrittivi anche sulle elezioni del governo locale.

‘Umbrella Revolution’: cosa significa?

Nelle scorse ore sono circolate in rete numerose immagini di manifestanti intenti a ripararsi dagli strumenti anti-sommossa delle forze dell’ordine con ombrelli più o meno grandi. La cosa ha immediatamente caratterizzato le proteste agli occhi della stampa internazionale, che ha guardato sempre con maggiore attenzione al fenomeno. Messi nelle prime file dei cortei, gli ombrelli vengono utilizzati come scudi contro lacrimogeni e spray urticanti, mentre non mancano manifestanti che hanno sfruttato gli stessi ombrelli come cartelloni scrivendo sulla parte superiore per lanciare slogan e messaggi. In ogni caso, gli ombrelli non sono stati portati in piazza con il preciso intento di formare delle ‘barricate’, ma come riparo dal sole. Poi, con lo scoppio della rivolta e con l’intervento della polizia, questi sono diventati ottimi strumenti di resistenza e conseguentemente uno dei simboli principali delle proteste, tanto che alcuni media le hanno rinominate ‘Umbrella Revolution’.

Cosa potrebbe succedere?

Il ‘premier’ della città ha specificato di non volere l’aiuto delle forze dell’ordine cinesi, ma se le manifestazioni dovessero proseguire con la stessa intensità dei giorni precedenti il quadro potrebbe cambiare. Per il momento, la Cina sembra voler osservare la piega che prenderanno gli eventi. Il rischio più grande, tuttavia, resta quello di una repressione particolarmente violenta delle proteste, anche se, uno scenario alla Tienanmen appare difficile, soprattutto perché oggi una simile brutalità non potrebbe essere nascosta sotto alcun tappeto, vista l’attenzione pressoché generale sul caso di Hong Kong.

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