Perché è scoppiata la rivolta in Ucraina?

Perché è scoppiata la rivolta in Ucraina?

Da settimane, ormai, l’Ucraina è la protagonista delle prime pagine di tutti i giornali. Tra rivolte, tentati accordi, concessioni e passi indietro, la situazione è ancora oggi tutt’altro che stabilizzata. Ma, al di là dei possibili esiti, quali sono le ragioni che hanno portato all’attuale situazione di crisi e di rivolta in Ucraina?

rivolta in ucraina

Fermando l’analisi al passato più recente, la miccia che sembrerebbe avere innescato tutto è stata la decisione dell’allora presidente Viktor Yanukovic di fermare il processo che sembrava avviato vero la ratifica di un accordo di annessione alla UE. Siamo nel Novembre del 2013 e la situazione precipita nell’arco di pochi giorni: molti vedono dietro alla rinuncia di Yanukovic la mano di Putin, che non ha mai nascosto la sua opposizione a un’entrata dell’Ucraina in Europa.

Scatta, così, la prima rivolta di piazza della popolazione filo-europeista e nasce la cosiddetta Euromaidan.

I primi tentativi di riportare la situazione entro binari più civili appaiono quanto mai deboli e poco convinti, così, quella che sulla carta era nata come un movimento di protesta contro il voltafaccia all’Europa, diventa un’opposizione al governo di Yanukovic.

Qui sta, in realtà, la chiave del problema. Non nella figura di Yanukovic in quanto tale, ma nel potere che egli rappresenta, legato a doppio filo alla Russia. Spostando indietro nel tempo le lancette dell’orologio e tornando al 2004, epoca della cosiddetta “rivoluzione arancione”, in fondo, le motivazioni di allora paiono le stesse di oggi: staccarsi dalla dipendenza economica dalla Russia che, di fatto, impedisce una politica realmente indipendente dell’Ucraina.

Quello che sicuramente è cambiato rispetto a dieci anni fa, però, è la mancanza di un leader vero alla testa di chi protesta. Nel 2004 la Timoshenko catalizzava intorno a sé i consensi di una parte consistente del popolo ucraino, trovando sponde decisive anche in Occidente; oggi manca una figura di riferimento e questo non fa altro che rafforzare il ruolo di Putin: senza un vero referente interno, infatti, l’Europa appare priva di un reale interlocutore, e le sanzioni comminate alla Russia per gli interventi contro i manifestanti, appaiono avere davvero scarsa efficacia.

Anche perché, va detto, la popolazione dell’Ucraina è ben lungi dall’essere un’unità compatta. Molte zone del Paese sono apertamente filorusse, e non vogliono in alcun modo un’annessione all’Europa. Chi ha sempre pensato che il cammino della Russia fosse inevitabilmente quello di un progressivo avvicinamento all’Europa, oggi deve chiaramente fare i conti con un Putin che pare aver gettato la maschera, contrapponendo all’avvicinamento al Vecchio Continente una possibile Unione Eurasiatica che non può che vedere la Russia come principale punto di riferimento.

Che la questione ucraina, allora, sia solo una grossa prova di forza?

L’interpretazione appare un po’ semplicistica, ma, di fondo, potrebbe non essere così lontana dalla realtà. Non sono mancate occasioni in cui lo stesso Putin ha dichiarato di essere intervenuto in Ucraina semplicemente per difendere gli interessi di quella fetta di popolazione che guardano alla Russia come proprio riferimento. Non una mossa autoritaria, quindi, se si legge tra le righe, ma un doveroso correre in soccorso di chi si sente intimamente russo e che, di conseguenza, la Russia stessa non può non ascoltare.

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