Modello 730 precompilato: in cosa consiste e chi lo riceverà

Modello 730 precompilato: in cosa consiste e chi lo riceverà

Lo scorso 20 Giugno, il governo ha “esaminato” in via preliminare decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali. Tra le novità contenute, quella che ha fatto più scalpore riguarda la possibilità di utilizzare dall’anno prossimo un modello 730 precompilato.

modello 730 precompilato

Di cosa si tratta?

Prima di entrare nei dettagli, è bene specificare che il decreto legislativo non è stato ancora approvato. Ci troviamo quindi in una fase preliminare: molte cose possono ancora cambiare e molti dettagli contenuti nel testo che sarà definitivo potrebbero non essere ancora troppo chiari.

Dopo aver precisato ciò, entriamo nel dettaglio di quella che sembra essere la norma più importante del decreto: 730 precompilati. In pratica, se oggi il modello 730 va compilato dal lavoratore, che in genere si fa aiutare dai Centri di Assistenza Fiscale (CAF) o a volte anche dal datore di lavoro, dal 2015 dipendenti e pensionati avranno la possibilità di pagare le tasse del 2014 richiedendo un modulo già compilato in tutte le sue voci dall’Agenzia delle entrate.

Nonostante si tratti di un obiettivo molto ambizioso, nato con l’intento di poter facilitare “la vita” al contribuente, permagono alcuni dubbi.

Se il decreto entrerà in vigore, entro il 15 Aprile di ogni anno il contribuente potrà richiedere la sua dichiarazione precompilata via internet o presso un CAF. Potrà controllarla, modificarla e infine accettarla. Oppure potrà decidere di compilare il modulo 730 come avviene oggi. Il modulo precompilato sarà riempito dall’Agenzia delle entrate sulla base delle dichiarazioni degli anni precedenti, dei dati che le vengono inviati da terze parti (come banche e assicurazioni) e, soprattutto, dai dati sul reddito percepito inviati dai “sostituti d’imposta”: cioè datori di lavoro (per i dipendenti) e enti previdenziali (per i pensionati).

Ed è qui che iniziano i potenziali problemi del decreto: oggi, i “sostituti d’imposta” (datori di lavoro ed enti previdenziali) inviano all’Agenzia delle entrate i dati sui redditi dei contribuenti entro la metà di Giugno. Per permettere all’Agenzia delle entrate di precompilare i moduli, questo termine viene anticipato al 28 Febbraio. Così facendo, i sostituti di imposta avranno molto meno tempo per inviare i dati e quindi rischiano di fare un maggior numero di errori nella compilazione.

È evidente che questo sistema porterà effettivamente ad una semplificazione soltanto se le dichiarazioni precompilate saranno in grande maggioranza corrette e accettate dai contribuenti. Se accadesse il contrario, cioè se le dichiarazioni fossero piene di errori e se i contribuenti chiedessero continue modifiche, allora la complicazione potrebbe persino aumentare.

Un altro dubbio legato al decreto riguarda l’effettiva capacità del contribuente di trovare eventuali errori nelle dichiarazioni precompilate. Se tutti i contribuenti continueranno ad andare ai CAF o dai proprio commercialisti per assicurarsi che la dichiarazione sia corretta, allora il decreto non porterà a una grande semplificazione.

Nel medio termine, poi, si punta a ridurre ulteriormente gli adempimenti a carico dei cittadini, facendo sì che anche l’ammontare delle spese sanitarie (e delle relative detrazioni) possa essere incluso nella dichiarazione precompilata, grazie all’utilizzo dei sistemi informatici. Per esempio, le farmacie potranno inviare direttamente all’Agenzia delle Entrate i dati sulle scontrini e le spese per i medicinali sostenute dal contribuente.

Inoltre, nei prossimi 4 o 5 anni, potrebbe essere esteso l’invio della dichiarazione dei redditi precompilata anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti, che presentano solitamente il modello Unico, anziché il 730. Raggiungere questo intento in tempi brevi non sarà certo cosa facile dal momento che, solo per i dipendenti e i pensionati, l’amministrazione finanziaria dovrà inviare ben 18 milioni di 730 precompilati.

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