Luci e ombre della nuova Riforma della scuola

Luci e ombre della nuova Riforma della scuola

Il disegno di legge di Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione è stato approvato dalla Camera dei deputati con 316 sì, 137 no e 1 astenuto. La riforma prevede una delega su diverse materie, che vanno dalla prima formazione dei futuri insegnanti alla riforma del sostegno. Entro metà giugno il disegno di legge passerà con tutte le modifiche al Senato e infine alla Camera per il voto definitivo.

In che modo cambierà la scuola italiana?

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Matteo Renzi

Partiamo dai primi articoli che mostrano i principi generali su cui si fonda la riforma Renzi, 1 e 2, che puntano all’ autonomia scolastica e alla sua valorizzazione. La figura centrale della “Buona scuola” sarà il preside (articolo 9 quello più contestato). Saranno i dirigenti scolastici, insieme ad un comitato di valutazione (formato da docenti, da due genitori delle scuole primarie, uno delle secondarie e uno studente) che avrà il compito in base a criteri prestabiliti, di scegliere la propria “squadra” di docenti, in base a curriculum, esperienza. L’ assegnazione degli incarichi sarà fatta in base ad alcune norme: una durata triennale e rinnovabile, valorizzazione del curriculum del docente, non sarà possibile assumere parenti o persone “vicine”. (Questo punto ha sollevato nell’ ambiente, alunni compresi non poche perplessità). Il dirigente potrà attribuire, sempre con il consenso del comitato, i premi ai docenti che eccellono per didattica e progetti i, servendosi di 200 milioni stanziati appositamente dalla riforma.

Il punto che più interessa ai precari invece, che ormai da anni sono sempre in aumento è che il governo ha intenzione di avviare una serie di concorsi per il reclutamento degli insegnanti, da ottobre  2015 sono previsti nuovi concorsi per 60mila posti all’anno.

Un’ altra forte polemica arriva sulla proposta di finanziare anche le scuole paritarie, che prevede 4mila euro di incentivi per alunno, provvedimento ancora “congelato”. Una tale proposta non potrebbe togliere ulteriori fondi alla scuola pubblica?

Ricordiamo con una dichiarazione fatta da Marcello Pacifico, presidente Anief, durante le manifestazioni contro la riforma tenutesi i primi di maggio in tutta Italia dove l’ affluenza di studenti e docenti è stata enorme e imprevista: “Adesso ci aspettiamo che anche i sindacati maggiori decidano di seguire il nostro esempio. Solo un fronte unitario potrà costringere il Governo a tornare sui propri passi. Il DDL Scuola, infatti, dopo l’approvazione alla Camera e atteso dal passaggio in Senato. C’è ancora tempo, quindi, per bloccare un provvedimento che tutta la scuola italiana rifiuta, come dimostra l’adesione altissima registrata agli scioperi del 24 aprile e del 5 maggio. Renzi e Giannini credevano che bastassero le assunzioni, peraltro insufficienti, a far accettare a insegnanti, studenti e famiglie la deriva aziendalistica della scuola, trasformando il dirigente scolastico in un manager. Per non parlare dei “regali” alle scuole private, che la nostra Costituzione esclude categoricamente”.

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