L’impero immobiliare del Vaticano con i soldi del Duce

L’impero immobiliare del Vaticano con i soldi del Duce

Gesù allora disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”.
(Vangelo secondo Matteo, 19, 24)

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Che Londra sia una tra le mete turistiche più ambite da giovani e meno giovani, è cosa nota. Ma che sia anche stata presa d’occhio dal Vaticano, no. Ebbene, nella capitale del Regno Unito, dai locali di Bulgari a quelli che ospitano la banca d’investimento Altium Capital, si estende un impero immobiliare segretissimo di proprietà, nientepopodimeno che, dell’ex Stato Pontificio. Ovviamente, le manie di grandezza del Vaticano non si limitano al “mercato” londinese, ma va ben oltre toccando anche Francia e Svizzera.

Com’è stato acquistato questo prestigioso impero? Grazie a un “fondo” dall’origine talmente chiara e evidente, da recare in calce il nome del benefattore: Benito Mussolini che, nel 1929, “ripagò” il Vaticano per il riconoscimento del regime fascista da parte del Papa con i Patti Lateranensi. Il frutto di quella benedizione, lautamente ricompensata, ammonta oggi a 650 milioni di euro.

A rivelare questa storia, attraverso un’inchiesta, è stato il quotidiano londinese The Guardian che ha seguito le tracce di questo tesoro immobiliare del Vaticano, rimanendo sconvolto dall’accurata strategia messa in atto dalla Santa Sede per mantenere l’assoluta segretezza sulla provenienza dei fondi.

I contanti ricevuti dal Duce sono maturati al riparo da occhi indiscreti diventando, nel corso degli anni, un notevole portfolio immobiliare internazionale la cui origine viene protetta da una struttura di società offshore e prestanome che il Guardian identifica nella Grolux Investments Ltd, nei cui registri (pubblicati alla Companies House, l’equivalente della nostra Camera del Commercio) non si rivelano i veri proprietari della società e non si fa alcun cenno al Vaticano ma, in compenso, ne vengono menzionati due azionisti intestatari. Si tratta di due importanti banchieri cattolici: John Varley, ex amministratore delegato della Barclays Bank, e Robin Herbert, un ex della banca d’affari Leopold Joseph, i quali, com’era prevedibile, non hanno rilasciato dichiarazioni al quotidiano.

Ma il Guardian, attraverso alcuni documenti conservati negli archivi di Stato, è riuscito a scoprire non solo il legame della società inglese con il Vaticano ma anche una storia radicata in tempi più “remoti”: la Grolux Investments Ltd è una società controllata dalla Profima SA, un’altra società con sede presso la banca JP Morgan a New York e formata in Svizzera. I documenti recuperati rivelano che la Profima SA appartiene, sin dalla seconda guerra mondiale, al Vaticano e che fu accusata dai servizi segreti britannici di “attività contrarie agli interessi degli Alleati”. Le accuse erano rivolte, in particolare, a Bernardino Nogara, il finanziare del Papa che aveva preso il controllo di un capitale di 50 milioni di sterline (65 milioni di euro) ottenuto dalla Santa Sede in contanti, da parte di Mussolini. Secondo lo storico inglese John Pollard, Nogara, rinominato banchiere di Dio, aveva una capacità di investimento altamente innovativa, specie nelle pratiche di riciclaggio e quel denaro sporco avrebbe garantito una capacità di speculazione che avrebbe garantito al papato una cospicua e sempreverde rendita finanziaria.

Che fine ha fatto il denaro di Mussolini? Attualmente il patrimonio della Santa Sede è controllato da uno degli uomini di Benedetto XVI a Roma, Paolo Mennini, tra i più importanti agenti bancari a Londra e nel resto del continente del Vaticano, gestore dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) che, secondo un report del Consiglio d’Europa, gestirebbe un asset di 680 milioni di euro. Paolo è il fratello dell’arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio Apostolico a Londra, il quale, interrogato dal Guardian sul perché il papato continui a nascondere l’identità dei suoi investimenti immobiliari a Londra, si è mantenuto fedele all’antica tradizione del silenzio.

Le repliche non sono mancate. Il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi si è detto “stupito” poiché nel servizio del Guardian non è stato svelato nulla di nuovo, sarebbero “cose note da 80 anni, con il Trattato del Laterano e chi voleva una divulgazione del tema a livello popolare si poteva leggere Finanze Vaticane di Benny Lai”.

Peccato che, nonostante siano passati 80 anni, non sia ancora ben chiaro da dove provengano i tesori del Vaticano e per quale motivo vengano usati. Una cosa è certa, se anche solo un quarto dei possedimenti della Santa Sede venissero usati per qualcosa di utile all’umanità, tanto amata dal Papa, buona parte della popolazione mondiale non si troverebbe nelle pessime condizioni in cui versa oggi.

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