La grande bellezza, non la grande realtà

La grande bellezza, non la grande realtà

Dopo la vittoria agli Oscar 2014 de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, moltissimi giornali hanno dedicato intere pagine al film piaciuto all’estero e molto apprezzato in Italia che, dopo quindici anni dalla vittoria di Roberto Benigni, ha riportato in Italia la statuetta d’oro.

la grande bellezza

In Italia, come spesso accade il giorno dopo una grande impresa, si diventa, a secondo dell’attività, tutti allenatori di calcio, politici, critici d’arte e in questo caso registi, ma questa è una qualità importante che di fatti non tralascia critiche, e pone al centro quesiti spesso molto interessanti.

La cosa più incredibile di questo successo è il fatto che il film viene celebrato da diversi giornali, ma soprattutto da molti politici, come un inno alla ripresa e alla ribalta italiana.

Guardando da umile e semplice spettatore il film, ci si rende conto immediatamente che quella riproposta da Sorrentino è una società vuota, una società che ha perso di vista valori, apatica, decadente, dove ci sono scrittori che non scrivono più e poeti che non parlano. Una società “volgare”. Ma, nonostante ciò, da molti l’opera di Sorrentino è stata celebrata come fenomeno che toglierà l’Italia dalla crisi.

E non è difficile trovare apprezzamenti sui vari social network o su giornali italiani, a partire dal tweet di Franceschini: “Ho telefonato a Sorrentino per dirgli della mia gioia e ringraziarlo. Al risveglio sarà per l’Italia un’iniezione di fiducia in se stessa” e ancora, sempre su twitter: “Viva Sorrentino, viva il cinema italiano! Quando il nostro Paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere”.

Il regista italiano, a seguito della premiazione, ha ringraziato pubblicamente i suoi cari ma anche i suoi ispiratori quali Fellini, Maradona e Scorzese. E, a proposito del calciatore che per anni ha militato nel Napoli, Luigi de Magistris ha sottolineato: “Ringrazio Sorrentino per aver inserito tra le sue fonti d’ispirazione Maradona e Napoli. La città intera vi fa immensi complimenti”. E poi, Ignazio Marino, sindaco della Capitale, ha dichiarato: “Aspetto Paolo a Roma a braccia aperte per festeggiare lui e il film, per il prestigio che ha donato alla nostra città e al nostro Paese”, sulla Stampa, invece, si legge che il film può portare ottimismo in Italia.

A dirla tutta, anche non essendo esperto di cinema ma semplice spettatori, pare di capire che a vincere e a meritare tutto sono soltanto Sorrentino e il suo staff: loro hanno dato vita e lustro a un film assolutamente geniale che porta in alto la bandiera del cinema italiano, ma che difficilmente può essere accostato a una speranzosa ripresa dell’ottimismo e della fiducia come tanti sottolineano. Di fatti, il film mette in risalto le falle presenti in questo Paese.

In realtà, poi, La Grande Bellezza non è affatto un omaggio alla città di Roma (sempre bellissima e impressionante nella sua maestosità) e all’Italia, ma la disastrosa società in cui a farla da padrone sono i festini, i chirurghi del botox, donne ricche che ostentano la propria grandezza, preti interessati alla cucina piuttosto che alla fede, persone attratte da altre persone che commettono atti strani (come la scena della ragazza che si scaglia contro l’acquedotto romano!).

È assolutamente importante la scena di Gep Gamberdella al quale viene più volte chiesto di scrivere, ma lui rifiuta sempre rispondendo: “Come si può descrivere il vuoto?”
Altra scena che riecheggia tanto, tranne assolutamente la bellezza e la celebrazione di una speranzosa ripresa italiana dalla crisi, è quando il personaggio di Carlo Verdone esce di scena. Il messaggio è chiaro: si salva soltanto chi và via oppure chi muore, è un mondo pieno di vuoto e inutilità.

Cercare di mettere il proprio cappello a questo film inneggiando a speranzosa e voluta ripresa sembrerebbe impensabile agli occhi di un semplice spettatore.

Francesco Rombolà

http://noigiovani.it

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