#JewsAndArabsRefuseToBeEnemies, la campagna social per la pace in medio oriente

#JewsAndArabsRefuseToBeEnemies, la campagna social per la pace in medio oriente

Mentre a Gaza la violenza non si arresta e un accordo per il cessate il fuoco sembra sempre più difficile, alcune famiglie arabo – israeliane hanno lanciato il loro messaggio di pace e speranza sui social network, per dimostrare che la convivenza tra popoli è possibile. Anzi, necessaria.

#JewsAndArabsRefuseToBeEnemies

Sulome Anderson e il suo fidanzato ebreo Jeremy

E lo hanno fatto sostenendo la campagna lanciata su Twitter, un paio di settimane fa, #JewsandArabsRefusetoBeEnemies (ebrei e arabi rifiutano di essere nemici) nata dall’ingegno e l’amicizia di Abraham Gutman, studente israeliano di New York e la sua amica siriana Dania Darwish.

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Davanti ai commenti di odio incrociato tra israeliani e palestinesi, i due hanno pensato di reagire creando una comunità virtuale di persone che, in un momento in cui il conflitto israelo-palestinese è particolarmente feroce, lanciassero un messaggio completamente diverso. Ricordando che alla fine tutti siamo solo persone, al di là della religione e della nazionalità.

Tra le foto simbolo di questa campagna c’è quella della giornalista freelance Sulome Anderson, che è per metà libanese, e il suo ragazzo ebreo Jeremy. I due hanno pubblicato su Twitter una loro foto mentre si baciano con un cartello su cui in inglese è scritto: “Jews and Arabs refuse to be enemies”. Nel tweet la ragazza spiega: “Lui mi chiama Neshamà (anima in ebraico) io l’ho chiamato Habibi (Amore mio in arabo), L’amore non parla la lingua dell’occupazione“.

#JewsAndArabsRefuseToBeEnemies2

Da allora, i messaggi con l’hashtag #JewsAndArabsRefuseToBeEnemies si sono moltiplicati con foto di coppie ma anche di amici, ebrei e arabi, che lanciano messaggi di pace.

Contattata dall’Abc, la 29enne ha raccontato: “Ho avuto un’esperienza molto diretta di quanto l’odio possa rovinare la vita in Medio Oriente”; infatti, il padre di Sulone, Terry Anderson, l’ex capo della sede medio-orientale dell’agenzia di stampa internazionale Associated press, è stato tenuto prigioniero da Hezbollah per quasi sette anni dal 1985.

“Quello che veramente mi entusiasma – ha poi continuato la ragazza - è che ci sono persone che pur non condividendo il mio punto di vista sul caso israeliano hanno retwettato la nostra immagine. L’importante non è tanto che le persone siano d’accordo con noi, ma che le persone che non sono d’accordo con il nostro punto di vista condividano questo messaggio di pace”.

http://noigiovani.it

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