Italiani e sharing economy, un rapporto destinato a crescere

Italiani e sharing economy, un rapporto destinato a crescere

La sharing economy (consumo condiviso) si sta diffondendo notevolmente in Italia, grazie soprattutto alla nascita di portali dedicati sul web. Ma di cosa si tratta precisamente, quali sono i vantaggi per i consumatori e il grado di diffusione del fenomeno nel nostro paese?

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Sharing economy: di cosa si tratta?

Teorizzato per la prima volta nel 1978 dagli studiosi americani Marcus Felson e Joe Spaeth, il termine sharing economy individua tutte le modalità di consumo condiviso, in cui, cioè, l’oggetto o il servizio consumato viene utilizzato da una moltitudine di consumatori.

Il primo settore in cui la sharing economy si è diffusa è sicuramente quello dei trasporti, a causa del crescente costo del carburante che ha fatto lievitare, conseguentemente, i costi di trasporto, qualsiasi sia il mezzo utilizzato. Stanno riscuotendo particolare successo anche nel nostro paese il car pooling (condivisione delle spese di viaggio, effettuato con l’autovettura di uno degli utenti) e il car sharing (utilizzo di un’autovettura, tramite prenotazione, appartenente a un soggetto terzo), anche grazie alla diffusione di portali dedicati online e all’appoggio di alcune amministrazioni comunali. Un’altra di tipologia di consumo condiviso è il cosiddetto house sharing, grazie alla quale le parti interessate possono scambiarsi, per un periodo prestabilito, l’abitazione.

Il concetto, in linea teorica, si presta ad una moltitudine di applicazioni e, a causa del perdurare della crisi economica che riduce le possibilità di spesa dei cittadini, potrebbe trovare in futuro una diffusione molto più ampia di quella attuale.

Sharing economy: i vantaggi per i consumatori

Il vantaggio più evidente per il consumatore in sharing economy è sicuramente di ordine economico. La condivisione di un oggetto, un’autovettura ad esempio, con altri utenti permette di ripartire tra più persone i costi variabili (carburante ed eventuale pedaggio autostradale) e parte dei costi fissi (assicurazione, bollo, ecc.). L’house sharing, teoricamente, permette di godere di un periodo di vacanza a costo zero, sostenendo esclusivamente i costi di trasporto.

Il concetto alla base della sharing economy viene sostenuto soprattutto dalle associazioni ambientaliste, poiché se implementato nella maniera corretta potrebbe portare alla riduzione delle emissioni ambientali legate ai mezzi di trasporto e persino alla riduzione dei rifiuti, grazie al minor fabbisogno di beni necessari, portando all’utilizzo pieno (seppur non esclusivo) dei beni prodotti, in barba alla società del consumismo attualmente imperante.

Sharing economy in Italia: la situazione

Due giganti del settore della sharing economy, BlaBlaCar e AirBnb, hanno commissionato all’ente statistico Ipsos uno studio volto a verificare la conoscenza del settore da parte degli italiani. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.000 italiani, di età compresa tra i 18 e i 64 anni. Il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito parlare del fenomeno ma solo 1 italiano su 9 ha già provato il consumo condiviso. Il dato più incoraggiante per il settore è dato dal fatto che 1 italiano su 3 ha dichiarato di voler utilizzare questa nuova tipologia di consumo. I principali limiti allo sviluppo del consumo condiviso nel nostro paese derivano dalla diffidenza nei confronti degli altri utilizzatori, anche se i principali portali identificano gli iscritti e danno la possibilità di scrivere delle recensione, penalizzando gli utenti meno rispettosi

http://noigiovani.it

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