Inchiesta sanità, Vendola assolto: “Sono una persona per bene”

Inchiesta sanità, Vendola assolto: “Sono una persona per bene”

Il presidente della Regione Puglia è stato assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”

Nichi Vendola

“Sono felice, mi è stata restituita la vita, l’innocenza. Ora penso di cominciare la cavalcata delle primarie”. Esordisce così, con le lacrime agli occhi, Nichi Vendola alla notizia della sua assoluzione dalla maxinchiesta sulla sanità pugliese, emessa dal gup Susanna De Felice. Il governatore è stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

La decisione è importantissima sia per il futuro del presidente della Regione Puglia visto che, Vendola, aveva promesso il ritiro dalla vita politica in caso di condanna, sia per gli equilibri politici nazionali, con Vendola candidato alla guida del centrosinistra.

La vicenda è quella relativa alla sponsorizzazione del chirurgo toracico Paolo Saredelli per il posto di primario all’ospedale San Paolo di Bari, denunciata dalla Cosentino in un interrogatorio in Procura. Nell’udienza precedente, i Pm dell’accusa – Lino Giorgio Bruno, Francesco Bretone e Desirée Digeronimo - avevano chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per entrambi gli imputati.

Al termine della sentenza odierna, circondato dal suo avvocato e dai giornalisti, il leader di Sel ha avuto un momento di commozione prima di esprime con due parole la sua gioia: “Sono felice”.

Poi, ha aggiunto: “Sono una persona perbene. Ho vissuto un’intera vita sulle barricate della giustizia e della legalità. Oggi mi è stato restituito questo”. E in merito al suo annunciato ritiro in caso di condanna, il presidente della Regione Puglia ha spiegato che “la decisione era sincera. Non avrei potuto esercitare le mie pubbliche funzioni con quel sentimento dell’onore che è prescritto dalla Costituzione. Mi sarei ritirato dalla vita pubblica. Per me non era e non è in gioco una contestazione specifica rispetto a cui penso di poter documentare assoluta trasparenza dei miei comportamenti”.

Il processo è stato “come bere un calice amaro – ha commentato -. L’ho fatto con rispetto nei confronti della giustizia, con rispetto nei confronti della Procura della Repubblica”.

Immediate le reazioni dal mondo politico, tra cui quella di Pierluigi Bersani, felice per Vendola, e Ferdinando Casini: “Sono contento, perché, contrariamente a lui, io so distinguere il piano personale da quello politico”.

Per Nichi Vendola, adesso, è tutto finito e, con il suo compagno Eddy vicino in Tribunale (“Non c’è stato verso, voleva essermi accanto”, ha detto) e nella vita di tutti i giorni, può concentrarsi sul suo obiettivo principale: la corsa alle primarie.

M. V.

http://noigiovani.it

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