Immigrati a Malta: un giorno nel centro di accoglienza di Marsa

Immigrati a Malta: un giorno nel centro di accoglienza di Marsa

Malta è il paese con il più alto tasso di immigrati in rapporto alla popolazione tra i paesi industrializzati dell’Europa. Questa statistica è ovviamente dettata dalle piccole dimensione dell’isola che spesso fanno accrescere notevolmente le problematiche legate alla gestione dell’emergenza immigrati che, specialmente in questi ultimi due anni, ha registrato una crescita senza precedenti nel numero degli sbarchi.

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Molto spesso gli sbarchi vengono effettuati a Malta per errori di tratta o per problemi dovuti al mare in tempesta o ancora per problemi alle imbarcazioni, infatti i migranti tentano di arrivare sulle coste italiane, dalle quali la possibilità di arrivare poi nei paesi del nord Europa è molto più alta. Arrivare a Malta significa rimanere sull’isola per diverso tempo.

Di tutte le centinaia di imbarcazioni arrivate qui, soltanto una aveva come destinazione finale Malta, poiché uno scafista aveva promesso un lavoro sicuro nel campo dell’edilizia a tutti gli imbarcati.

L’isola viene spesso indicata come una vera e propria trappola per i migranti e non solo a causa di mancanza di documenti, ma anche di una politica che spesso si spacca di fronte all’opinione pubblica che sempre più accresce il proprio disagio nei confronti dei migranti, i quali oltre a versare in condizioni a dir poco sconcertanti, provati da viaggi lunghi e spesso mortali, attirano su di loro la rabbia degli abitanti diventando il capro espiatorio di tutti i problemi e delle strumentalizzazioni politiche.

Lontano dai ricchi posti dell’isola, dove mondanità e divertimento sono le parole d’ordine, si incontrano vari gruppi di immigrati. Per loro molto spesso essere arrivati in Europa non significa affatto la tranquillità: qui si vive in condizioni disastrose e proprio quello della mancanza di documenti come permessi di soggiorno, carte di identità ma anche la blue card – che consentirebbe la ricerca di un lavoro o comunque l`accesso ai servizi pubblici -, diventa per i migranti uno stato di frustrazione continua e di mancanza di speranza per il futuro. Insomma, quello che doveva essere per loro come il viaggio della speranza, del cambiamento, del miglioramento, si trasforma spesso nella trappola burocratica che li costringerà a vivere in una situazione di incertezza, solitudine e di abbrutimento fisico e psicologico, di senso di abbandono, perennemente schiacciati dal peso della ricerca di qualcosa che non arriverà molto facilmente.

Il centro di accoglienza realizzato dal governo maltese è quello di Marsa, gestito attualmente da una società privata che si occupa del mantenimento e dell’inserimento dei migranti nella società. Qui i migranti sbarcati sull`isola ricevono i primi soccorsi. Qui ho avuto la possibilità di conoscere Assam, un giovane immigrato di Asmara, Eritrea, e di ascoltare la sua storia fatta di momenti molti commoventi a tratti drammatici.

Il dialogo con Assam è avvenuto in lingua italiana poiché, come lui stesso ha spiegato, in diverse scuole dell’Eritrea viene insegnato l’italiano e sono molti gli anziani che riescono a parlare questa lingua per la dominazione nostrana in quell’area nel periodo della colonizzazione. Anche per questo non è stato difficile poter cogliere il disagio e il disappunto del giovane che, dopo pochissimo, con forza e rabbia urlava il proprio malcontento.

Perché sei qui Assam?

Sono richiedente asilo politico, nella mia nazione sono perseguitato, è questo quello che comunque dobbiamo dichiarare anche se scappiamo dalla nostra terra a causa della fame e delle malattie.

A cosa è dovuto il conflitto armato che affligge il tuo paese?

È un vecchio problema dovuto ai confini tra Eritrea ed Etiopia. I due eserciti si sono combattuti per tanto tempo. La zona contesa non è importante per le risorse, quella del confine è una scusante per fare la guerra a causa di vecchi rancori passati, nel mio paese esiste soltanto un partito che comanda, non sono ammesse opposizioni, e spesso moltissimi soldi vengono impiegati per acquistare armi. Ufficialmente la guerra si è conclusa nel 2000, mi pare, pero nella realtà non è mai finita.

Come sei arrivato qui? Perché proprio Malta?

Non posso dirti nulla su come sono arrivato e con chi, posso però dirti che sono a Malta perché la mia imbarcazione partita dall’Africa ha sbagliato rotta, e inoltre abbiamo avuto un guasto al motore che ci ha portato qui come territorio più vicino da raggiungere. Questo sarà un grande problema per me e anche per le altre persone con cui mi sono imbarcato. Quando siamo partiti eravamo circa 40 e dovevamo raggiungere l’Italia.

Come ti trovi al centro di accoglienza di Marsa?

Quando si arriva vengono dettate delle regole, ognuno è responsabile della propria camerata. La mia stanza è la 5, ognuno ha il suo letto, nel mio c’è scritto Assam. A turno,  tutti dobbiamo pulire, altrimenti il centro ti toglie 5 euro dal sussidio. Siamo tutti iscritti a dei corsi (lavoro, lingua) dicono che servono per l’integrazione, i corsi si fanno per poi poter cercare un lavoro.

Questo posto non mi piace, a pranzo per esempio, facciamo una fila di 200 metri per avere il cibo, siamo iscritti in una lista e dobbiamo rispettarla, gli esseri umani hanno bisogno di un posto che li appaghi e non di 10 mq di stanza dove vivere rinchiusi. Non è un trattamento molto umano. Io credo che se devi dare qualcosa a una persona, la devi dare in maniera rispettosa, perché se dovesse succedere qualcosa a questo paese, e i maltesi avessero bisogno di andare via, non vorrebbero essere trattati cosi.

Per dimostrare che non stiamo lavorando e ricevere il sussidio, dobbiamo firmare tre volte alla settimana, lunedì, mercoledì e venerdì, è un registro che firmiamo durante il corso. Se una volta dimentichi di firmare ti tolgono metà del sussidio, quindi invece di 130 € al mese ne riceverai 65, se non firmi per due volte ti tolgono tutto il sussidio e in più devi pagare 8 € al giorno per contribuire all’alloggio. Io chiederei all’Europa di dare buon cibo ai migranti, inoltre secondo me si deve dare un lavoro a chi arriva e non un sussidio, se io qui potessi lavorare potrei contribuire a questo paese e sentirmi integrato, invece così mi sento soltanto un peso per la comunità.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

I have a dream, the peace between peoples.

Francesco Rombolà

(Foto di Sara Lucaroni )

http://noigiovani.it

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