Femen, il movimento femminista che si sveste per protestare

Femen, il movimento femminista che si sveste per protestare

Giovani, belle e molto arrabbiate, in particolare contro gli uomini. Famose in tutto il mondo per le loro provocazioni e le loro proteste a seno nudo. Stiamo parlando delle donne del movimento Femen che, nel giro di qualche anno, hanno scosso letteralmente l’Europa. Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di aver sentito parlare di una delle loro proteste seguendo il Tg o leggendo un giornale.

Femen

Ma cos’è realmente il movimento Femen?

Femen è un gruppo di protesta costituito da sole donne fondato a Kiev, in Ucraina, nel 2008 da Anna Hutsol, una studentessa di economia di 30 anni, con l’obiettivo di “scuotere le donne in Ucraina, farle diventare attive socialmente”. Cos’è che l’ha motivata a continuare? Principalmente la mancanza di attiviste donne nella società in cui vive perché, come lei stessa ha raccontato, “l’Ucraina è una società che ruota intorno agli uomini e in cui le donne ricoprono un ruolo profondamente passivo”.  Inizialmente il movimento era stato denominato Etica Nuova, un nome modificato poi in Femen quando il governo ucraino impose il ritiro di alcuni visti d’entrata in Ucraina. La principale conseguenza di questa decisione fu un aumento del turismo sessuale, ed è in quell’occasione che le Femen decisero di protestare scoprendosi in mezzo alla folla.

Il turismo sessuale, la prostituzione, le agenzie matrimoniali internazionali, la discriminazione sessuale e altri problemi sociali che coinvolgono le donne nel paese sono gli input delle loro manifestazioni, messe in atto seguendo uno schema stabilito: gruppi di ragazze, solitamente di numeri esigui, si spogliano in piazze e luoghi pubblici gridando slogan ed esponendo cartelli. Lorganizzazione è composta in gran parte da studentesse tra i 18 e i 25 anni. Ragazze, dunque, accomunate dalla rabbia nei confronti di quegli uomini che usano le donne come se fossero oggetti, quelli che favoriscono la prostituzione e, soprattutto, quelli che si recano appositamente in Ucraina per pagare le donne in cambio di rapporti.

La loro ultima protesta risale al Novembre scorso, quando svestite da suore si sono presentate alla manifestazione organizzata a Parigi dai cattolici radicali dell’Istituto Civitas contro il matrimonio gay. Anche in quel caso la loro protesta pacifica e ironica non è stata apprezzata dai manifestanti che le hanno inseguite e picchiate.

Negli ultimi anni, anche in Italia si è formata una cellula del gruppo, costituita da una quindicina di ragazze, localizzate principalmente a Roma e che stanno preparando la prima vera e propria manifestazione in SlutWalk di Roma una marcia che dovrebbe svolgersi a Ottobre. In quell’occasione ci sarà la contestazione alla Chiesa non con lo scopo di distruggerla bensì, come spiega la Femen italiana Mary, “ma di minare le basi del patriarcato nelle forme in cui esercita la sua massima azione repressiva. In questo senso, le istituzioni religiose sono particolarmente efficaci”.

Le azioni organizzate dal gruppo in Italia, fino a oggi, sono state tre, delle quali due proprio contro la Chiesa: la prima nel Gennaio scorso in occasione dell’Angelus, per manifestare a favore dei diritti dei gay, la seconda, sempre a Piazza San Pietro, a Marzo durante il conclave, con scritto sul seno “No More Pope”. La terza invece si concretizzò il 24 Febbraio, quando nel corso delle elezioni, contestarono Silvio Berlusconi all’ingresso del seggio di Milano, dove andava a votare.

Qualcuno pensa che dietro le Femen ci sia un mandatario che abbia ben poco a che fare con i diritti delle donne e la lotta alla prostituzione. E che, inoltre, tutte le manifestazioni siano preparate a tavolino e le appartenenti al movimento svolgano queste proteste come un lavoro, retribuito molto bene (circa 2000 dollari al mese). Ovviamente, nessuno conosce il vero finanziatore che guiderebbe il gruppo. Si sa solo che il movimento si mantiene  grazie alle donazioni che i loro sostenitori fanno attraverso il sito web delle Femen e al negozio online, il cui ricavato viene in parte utilizzato per pagare l’affitto mentre il resto serve a coprire le spese delle multe che le donne ricevono in quasi ogni apparizione pubblica.

http://noigiovani.it

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