Costi e rimborsi dell’Europa: qual è il ruolo dell’Italia?

Costi e rimborsi dell’Europa: qual è il ruolo dell’Italia?

Al centro del rapporto tra Roma e Bruxelles si colloca uno dei temi che, soprattutto nell’ultimo periodo, viene spesso ripreso nelle dichiarazioni dei nostri politici, ossia il contributo del nostro Paese al bilancio europeo.

Costi e rimborsi dell'Europa

Due sono le domande fondamentali: quanto dà l’Italia all’Europa e quanto riceve in cambio?

Già due anni fa, quando al governo c’era Monti, indaffarato con un’Italia a rischio commissariamento e con la crisi dello spread, tra le frasi ripetute con costanza dallo stesso ex premier: “Siamo il terzo contributore non solo dei bilanci Ue, ma anche dei salvataggi verso Atene e il Portogallo”. Da allora le dichiarazioni sono state tutte più o meno le stesse, a cambiare erano le motivazioni. Infatti, nell’estate del 2013 sia Silvio Berlusconi che Matteo Renzi si esprimevano a riguardo, il primo difendendo quanto fatto dall’Italia a fronte di una possibile cacciata dall’eurozona ricordando che il Belpaese versa 18 miliardi l’anno e indietro ne tornano solo 10, il secondo asserendo ugualmente che Roma non è un Paese in crisi che sopravvive dell’aiuto dei Paesi partner ma, al contrrio, è determinante per il funzionamento delle istituzioni europee.

Ultimamente, anche i nuovi leader politici si sono espressi in merito. Lo scorso Marzo, Beppe Grillo sosteneva che l’Italia dà 15 miliardi all’Europa, la quale ne restituisce solo 9. Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale), nello stesso periodo affermava invece come l’Italia fosse “la nazione che in assoluto all’interno dell’Unione Europea contribuisce di più rispetto al proprio Prodotto Interno Lordo”.

Ma quali sono i numeri corretti? Chi ha ragione?

L’Italia è il terzo contributore netto in Europa. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2012, evidenziano come il nostro Paese versava al budget dell’Unione ben 14,98 miliardi di euro, per riceverne indietro 11. Il saldo operativo risultante equivale a –4 miliardi di euro, posizionando l’Italia dietro la Germania, la Francia e il Regno Unito.

Ma è vero, come sostiene Giorgia Meloni, che l’Italia è il Paese che dà un contributo maggiore rispetto al proprio Prodotto Interno Lordo? Effettuando il rapporto tra l’Operating Budgetary Balance per l’anno 2012 (quindi i contributi netti all’Unione Europea) e il Pil, l’Italia ne “perdeva” dalla sua relazione con l’Ue lo 0,32%, meno, tra gli altri, di Germania e Francia (-0,45% e -0,41%).

Ma come vengono usati i fondi europei di ritorno in Italia?

Secondo Beppe Grillo, i soldi spariscono in tre regioni: Puglia, Campania e Sicilia. I finanziamenti europei gestiti direttamente dalle regioni nel 2012, certificati dalla Ragioneria Generale dello Stato, erano 4,2 miliardi di euro, ovvero meno della metà del totale (9 miliardi) veicolato direttamente dalla Commissione Europea o da sue agenzie. Del totale dei 9 miliardi, le tre regioni incassavano circa 1,8 miliardi di euro (ovvero il 43,7% del totale dei 4,2 miliardi di cui sopra). La statistica, nonostante confermi l’importanza di queste tre regioni nel recepimento dei fondi, smentisce il fatto che solo il il sud Italia sarebbe il destinatario degli aiuti europei. Infatti, un terzo, circa, dei fondi sono destinati alle regioni del centro-nord.

Non si può comunque negare che l’Italia risulta campione nello sprecare il potenziale di investimento e crescita rappresentate dai fondi europei: dei 28 miliardi di euro ripartiti tra Fondo di Sviluppo Regionale, Fondo di Coesione e Fondo Sociale Europeo, assegnati dall’Ue per il settennato 2007-2013, ne sono stati pagati dalla Commissione solo il 54%, il rimanente non è stato saldato poiché ancora inutilizzato.

Dunque, anche se è vero che l’Italia dà all’Unione Europea più di quanto ottenga, non è corretto affermare che siamo il Paese più oberato in rapporto al Pil e che tutti i fondi europei fluiscono nel sud del Paese, nonostante dei miglioramenti nel monitoraggio degli investimenti siano ancora necessari. Fortunatamente, passi in avanti ce ne sono stati. Basti pensare al
calo delle irregolarità denunciate dalla Corte dei Conti nell’ultimo anno monitorato (il 2012), mentre utilissimi strumenti come OpenCoesione.org consentono di tener sotto controllo l’utilizzo dei fondi in modo da tentare di evitare sprechi o abusi.

(Fonte: Fact Check Eu)

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