Cos’è la Jihad?

Cos’è la Jihad?

Letteralmente, la parola araba ‘Jihad’ significa ‘esercizio del massimo sforzo possibile’. Nel linguaggio comune, questo termine viene utilizzato per definire la ‘guerra santa’ che le frange più estremiste dell’Islam mettono in atto per affermare la loro supremazia e cercare di sottomettere i nemici, sia che si tratti di mussulmani moderati sia che si parli di fedeli di altre religioni.

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Tradizionalmente, gli antichi giuristi del mondo islamico erano concordi nel definire due differenti tipologie di Jihad: la ‘grande Jihad’ e la ‘piccola Jihad’.

La ‘grande Jihad’ indica la lotta interiore che ogni fedele mussulmano deve mettere in atto per controllare le pulsioni più irrazionali e passionali del suo Io, che potrebbero allontanarlo dalla corretta pratica dell’Islam.

La ‘piccola Jihad’ è invece la guerra vera e propria. In ogni caso, secondo la maggior parte dei giuristi islamici, la guerra è lecita solamente se è difensiva. Di conseguenza, il buon mussulmano non dovrebbe mai attaccare il suo prossimo, a meno che questi non metta in pericolo la sua vita o i suoi beni.

Al contrario di quello che molti esponenti di partiti xenofobi ed oppositori dell’Islam affermano, la religione mussulmana non è violenta né giustifica l’aggressione indiscriminata agli ‘infedeli’. Nel Corano, testo sacro fondamentale dell’Islam scritto da Maometto, non viene mai menzionata la parola ‘Jihad’ con accezioni belliche. Il testo sacro, al contrario, condanna duramente l’omicidio: l’unica eccezione prevista è l’assassinio di qualcuno che stia per uccidere un’altra persona e, ovviamente, quello per legittima difesa.

All’interno del Corano, inoltre, Maometto sottolinea l’importanza di non procedere con rappresaglie contro i nemici che si arrendano e la necessità di rispettare i patti e i trattati sottoscritti con i fedeli di altre religioni. Importante poi considerare che i prigionieri di guerra, secondo il testo sacro, non potevano essere uccisi né maltrattati e, nel caso decidessero di convertirsi all’Islam, ottenevano la libertà immediata.

Questo particolare, nel corso dell’Età Moderna, fece sì che un numero non trascurabile di cristiani emigrasse nei paesi islamici e, dopo essersi convertito, avesse pari opportunità e possibilità di far carriera all’interno dell’amministrazione locale.

Come è facile intuire, nel corso dei secoli il concetto di Jihad è stato interpretato in maniera estremamente flessibile, per potersi così adattare alle varie necessità contingenti dei vari periodi storici. Generalmente, i dottori dell’Islam sono concordi nel considerare una guerra difensiva (e pertanto giusta) la lotta contro un oppressore straniero o un governo indegno. Questa interpretazione, come si può immaginare, ha quindi reso lecite tutte le lotte contro chiunque stesse ‘minacciando’ la comunità islamica e, di conseguenza, ogni tipo di intervento militare in stati confinanti dove fosse presente una minoranza di religione mussulmana.

Nel corso degli ultimo secolo, la Jihad è stata proclamata in svariate occasioni: contro l’occupazione francese dell’Algeria, contro Israele in Palestina, contro l’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan. Attualmente, le frange più estremiste dell’Islam ritengono la lotta in corso in Cecenia, Siria e Daghestan come Jihad contro invasori stranieri oppressori o governanti indegni.

Di conseguenza, è ritenuto indispensabile l’appoggio di volontari provenienti da tutto il pianeta, accomunati dalla fede nell’Islam e nella condivisione di ideali di guerra santa. Ciononostante, la maggior parte dei fedeli di religione mussulmana è concorde nel ripudiare la guerra.

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