Coordinamento per la pace in Siria: “E’ più importante una colonna o una testa?”

Coordinamento per la pace in Siria: “E’ più importante una colonna o una testa?”

siriaLa conquista, nei giorni scorsi, della città della Siria di Palmyra, da parte dello Stato Islamico ed il successivo ed ennesimo massacro che, come ormai consuetudine, non ha risparmiato donne e bambini, dovrebbe coprire di vergogna ogni capo di Stato e di Governo del globo terrestre. Purtroppo non è così! Dalla capitolazione di questa città, il mondo “benpensante” dell’Occidente è piombato “mediaticamente” su di essa, non certo per i massacri, ormai all’ordine del giorno nell’area medio-orientale e che si perpetrano nell’assoluto silenzio, ma perchè Palmyra è considerata patrimonio dell’Unesco. Ciò quasi a ricordarci “andiamoci piano cari islamisti, non rompete le colonne, non distruggete le opere d’arte ed i siti archeologici, continuate pure a tagliare teste che ormai non fanno rumore ma non toccate il patrimonio dell’umanità”. Ormai l’uomo non conta più nulla, non vale più nulla! Il suo sangue innocente scorre a fiumi per un’appartenenza, una fede religiosa o politica, per una categoria sociale. “Allah Akbar”, mica tanto grande, di questi assassini che affondano la lama dei loro coltelli su gente indifesa, senza colpa! L’Occidente è così abituato a vedere scorrere il sangue altrui che non si cura che un giorno a scorrere possa essere il suo, né smuovono le coscienze le poche immagini televisive che a rischio della propria vita ci mandano i pochi “eroi dell’informazione”. Pensate un po’, a tranquillizzarci ci pensano gli Obama e i rappresentanti dell’Unione Europea che stanno giocando sulla pelle dei popoli mediorientali come se stessero facendo una partita alla PlayStation o alla guerra con i soldatini di piombo. Si dichiarano anche dispiaciuti per quanto sta accadendo e senza pudore alcuno affermano che si cercherà di porre rimedio con le future conferenze internazionali. E non arrossiscono dalla vergogna quando ci narrano che c’è una coalizione di 60 Paesi che combatte contro l’Isis, come se quest’ultimo fosse costituito da alieni giganti d’acciaio e super armati: strano davvero! Tutto invece fa ritenere che la maggior parte di questa armata Brancaleone l’Isis lo arma, lo sostiene e lo finanzia e sembra non avere nessuna intenzione di sconfiggerlo. A tal proposito, come spiegare il fatto che dopo migliaia di raid aerei e bombe intelligenti i “tagliagole”, senza nessuna copertura aerea e con i loro spostamenti ben visibili, continuano a conquistare città dopo città? Se non avessimo un pizzico d’intelligenza e un po’ di buon senso aggiunti ad un minimo di informazione e di conoscenza di questa brutta storia, con la loro disinformazione, questi maledetti dannati fregherebbero anche noi! “L’Isis – dice il Patriarca Gregorio III Lahm – è forte in quanto è sostenuto da tante nazioni, sia arabe che europee. Gli Stati Uniti dovrebbero essere più seri ad aiutare il governo siriano. La Siria è una Nazione, non un regime. Non capisco perchè Washington aiuti le cosiddette fazioni “moderate” dei ribelli che poi sono moderate per modo di dire. Il punto è che manca una posizione unica dell’UE la quale non si sta dando da fare in modo serio per favorire la pace in Medioriente (…) Il baluardo più efficace contro l’Isis è il Governo Siriano e quindi se l’UE si schiera chiaramente a fianco di Damasco può veramente contribuire a fermare l’Isis. Per questo occorre una dichiarazione comune dell’UE a favore del Governo Siriano”. Gli fa eco Padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano ed uno dei massimi studiosi del mondo islamico: “Occorre una collaborazione globale per impedire che le grandi monarchie petrolifere sunnite, come l’Arabia Saudita e Qatar, continuino a fornire soldi e armi senza cui l’Isis non potrebbe continuare la sua guerra. Le armi maneggiate dai miliziani del Califfato sono state tutte fabbricate in Occidente. C’è un coinvolgimento globale e si dovrebbe prendere atto e dire “d’ora in poi non si fornisca una sola arma al medio oriente”. Occorre fare pressioni sui paesi arabi alleati degli Stati Uniti (…). Il progetto che l’Isis intende realizzare è mondiale e la risposta dunque deve essere mondiale”. Parole sacrosante che si aggiugono a tutte le altre poste nel dimenticatoio, perché i “Paesi che contano” non le prendono nemmeno in considerazione. E’ loro interesse ed intenzione fare la “festa” ad Assad e della Siria una nuova Libia o un nuovo Iraq attraverso la “politica del caos” che non è il fallimento di Obama ma è la sua politica estera in quella regione. Una volta conquistata la Siria, le orde islamiste verranno mandate alla conquista del Libano. E’ di questi giorni un’altra capitolazione, ma questa volta ad essere sconfitti sono stati gli islamisti del Fronte Al Nusra e dell’Isis. Un’azione militare congiunta di Hezbollah libanesi ed esercito siriano ha permesso la conquista della regione montuosa e strategica del Qalamoun, al confine tra Siria e Libano. La regione era diventata una indispensabile fonte di approvigionamento dei ribelli che avevano come base la città di Arsal, in territorio libanese, che oltre ad offrire rifugio ai miliziani rappresentava uno snodo per il traffico di armi e uomini oltre confine. La contro offensiva guidata da Damasco ed Hezbollah ha tra l’altro permesso la riconquista di una serie di villaggi tra cui la collina di Ras al-Maara ( che garantisce il controllo della frontiera e delle vie di comunicazione tra l’ovest e la capitale Damasco) e il valico di Ma’br al-Kharbah (usato dagli islamisti per far passare armi da un lato all’altro del confine)Dopo questo successo, il leader del movimento libanese Hezbollah, Sayyed Nasrallah ha tra l’altro dichiarato: “A Qalamoun, i libanesi e i siriani hanno mischiato il loro sangue contro i gruppi takfiri”.Hezbollah ed esercito siriano, unici a combattere contro il terrorismo di matrice sunnita, a difesa dei rispettivi confini e con essi la cultura, la libertà e la pacifica convivenza che la Siria ed il Libano hanno sempre rappresentato nel corso della loro storia.

Coordinamento per la pace in Siria, V.Giogliotti

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