Com’è nata l’epidemia di Ebola?

Com’è nata l’epidemia di Ebola?

L’epidemia di Ebola, che non accenna a placarsi in Africa, per il momento non è uscita dal continente, anche se lo stato di allerta in tutto il mondo resta massimo. Ma come è partita la pandemia?

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Tutto, probabilmente, è cominciato con un bambino di due anni, infettatosi e morto lo scorso 6 Dicembre a Guéckédou, in Guinea.  Da allora, circa mille persone in diversi paesi dell’Africa occidentale sono cadute vittime di questa terribile malattia e gli operatori sanitari non sono riusciti finora a contenere l’epidemia. A ricostruire i primi momenti dell’epidemia, di cui il mondo si è accorto diversi mesi più tardi, è un gruppo di ricercatori internazionali coordinato da Stephan Günther del Bernhard Nocht Institute for Tropical Medicine.

”Dopo una settimana è morta la madre del bimbo, quindi la sorella di tre anni e in seguito la nonna. Tutti avevano febbre, vomito e diarrea. Due persone presenti al funerale della nonna hanno poi portato il virus nel proprio villaggio – scrive il New York Times -, un infermiere a sua volta lo ha portato in un altro, dove è morto, così come il suo dottore. A loro volta questi casi ne hanno generati altri in altri villaggi. Nel momento in cui l’epidemia è stata riconosciuta, a marzo, dozzine di persone erano morte in otto comunità in Guinea, e casi sospetti stavano già emergendo in Liberia e Sierra Leone”.

Per arginare la più grande epidemia del virus da quando è stato isolato potrebbero arrivare anche armi ‘non convenzionali’, farmaci e vaccini non testati, soprattutto se il comitato apposito dell’Oms che si riunisce oggi, 11 Agosto, darà il proprio via libera.

Oltre ai tre paesi colpiti quasi da subito il virus è sbarcato anche in Nigeria, ma per il momento non si segnalano casi al di fuori di questi quattro paesi.

Come per ogni epidemia, sono stati registrati falsi allarmi in Usa, Canada, Hong Kong, Arabia Saudita, puntualmente smentiti dalle analisi di laboratorio. Anche in Italia, conferma il ministero della Salute, la rete di allerta ha rilevato qualche caso sospetto. Uno di questi, a Gallarate, era in realtà dovuto a malaria, che ha un sintomo, la febbre alta, comune anche a Ebola, che si manifesta anche con vomito e diarrea prima di dare le tipiche emorragie.

Ora gli occhi del mondo, soprattutto di quello africano, saranno però puntati di nuovo su Ginevra, dove oggi si deciderà se e come accelerare l’uso dei farmaci e dei vaccini ancora sperimentali. Fino a questo momento l’unico usato su pazienti è il siero ZMapp, che sembra aver portato verso la guarigione i due missionari statunitensi in cura ad Atlanta e che verrà dato anche al paziente spagnolo rimpatriato pochi giorni fa.

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