Arriva dall’America Tinder, l’app che fa rimorchiare con il geotag

Arriva dall’America Tinder, l’app che fa rimorchiare con il geotag

Individuare i cuori solitari grazie a un sistema di geolocalizzazione e mettere in contatto due single solo se c’è gradimento reciproco. È con questo intento che, qualche mese fa, l’Hatch Labs ha realizzato Tinder, l’app passata agli onori della cronaca quando sbarcò su iPhone, che vanta oggi grande popolarità soprattutto per la sua semplicità d’uso.

Tinder App

Tinder altro non è che l’ultima novità in materia di dating online: in pochi mesi ha raggiunto cifre molto alte di iscritti e pare che al momento possa contare su circa 500 mila nuovi utenti al mese. Gli autori per il momento non sembrano scomporsi più di tanto e senza troppo rumore snocciolano i loro dati che, invece, confermano l’indiscutibile successo della loro creatura. Circa 20 mila download giornalieri e un potenziale 60% di iscritti al servizio che controlla il proprio profilo più di cinque volte al giorno.

Probabilmente, il segreto di questo successo improvviso sta nel meccanismo che è molto intuitivo: si entra con l’account Facebook (solo e soltanto con quello, non sono previste altre forme di login) e, senza bisogno di fornire particolari informazioni sulla propria vita (basta indicare l’orientamento sessuale e postare una manciata di foto), si inizia a navigare in modo anonimo tra i profili degli altri utenti. Da qui in poi si tratta solo di dire “mi piaci” (cliccando sul cuore), o “non fai per me” (casella con la X). Se la stima è contraccambiata si ha il permesso di chattare con il potenziale partner, dando così il via allo scambio di messaggini. Il like è anonimo fino a che anche l’altra persona non lo ricambia sull’altro profilo.

Concepita come una sorta di versione romantica di Foursquare, Tinder vanta più di 100 milioni di amori sbocciati, soprattutto negli Stati Uniti dove si è velocemente diffuso fra i più giovani, la cosiddetta generazione Snapchat. La generazione che, ha detta di alcuni, incarnerebbe la massima espressione della cultura della superficialità in cui basta fare una X per togliere di mezzo chiunque non risponda ai nostri canoni estetici. Un punto di vista, questo, troppo estremista dal momento che, in realtà, si tratta di un meccanismo che poco si discosta dal gioco di sguardi che può innescarsi durante un party o una serata in discoteca: in quel caso la scelta dell’altro mira, inizialmente, al canone estetico. Il rischio di essere rifiutati esiste nell’approccio reale anche se, probabilmente, è meno evidente.

Nonostante molte critiche vadano prese con le pinze, resta il fatto che Tinder altro non è che un gioco e come tale dev’essere preso. Certo, potrebbe aiutare ad “acchiappare” virtualmente chi piace ma, in fin dei conti, ciò che conta è saper fare il resto di persona: abbracci, occhiate e bacini hanno pur sempre il loro sacrosanto valore.

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